Una certa quota di narcisismo ha sempre permeato tutte le civiltà, anche quelle più primitive, ed è da ritenersi normale. E’ questo che, in misura equilibrata, è responsabile della realizzazione e del progresso del singolo uomo in prima istanza e, quindi, della Società.

D’altra parte non si può negare che la società odierna è permeata da una cultura che potremmo definire ”non fisiologicamente narcisistica”. Essa infatti, sotto la spinta di un consumismo sempre più invadente, sembra essere sempre più tesa a valorizzare la ricchezza più che l’onestà o la saggezza, la notorietà prima che la dignità, il successo più che il rispetto di sé. Oltre il traguardo della bellezza ed efficienza, oggi la nostra società propone il mito della giovinezza ad ogni costo. Paradossalmente, ora che la Scienza medica ed il benessere hanno prolungato l’età media ed allontanato l’epoca dell’invecchiamento, il mondo del lavoro sembra non avere più posto per i cinquantenni, mentre pullulano palestre per fitness e body building, solarium e saloni di bellezza; fioriscono prodotti mirabolanti che con la involontaria complicità degli sprovveduti acquirenti, raggiungono fatturazioni da record promettendo l’impossibile.

Quindi oggi, più che qualche decennio fa, la medicina estetica è costretta a tracciare un solco, sempre più sottile, tra normalità e patologia in senso lato, non comprendendo in questo termine solo le sindromi riconosciute dalla psichiatria, come il d.n.p., ma anche tutte quelle situazioni limite che fanno capo ad un narcisismo esagerato. Senza voler dettare delle impossibili “norme”, o voler trasformare ogni cultore della medicina estetica in un fine, e per altri versi dispotico psicologo, crediamo che sia necessario sottolineare:

la presenza di questi stati psicologici che possono portare a richieste di prestazioni di medicina estetica immotivate, o esagerate sul piano della frequenza o quantità o qualità;

il diritto-dovere, da parte dell’operatore, di opporsi a tali richieste abnormi;

la necessità, per l’operatore, di non farsi trascinare dal suo senso estetico o dalla vanagloria professionale, ma di valutare sempre la propria opera in un quadro realistico di beneficio globale, non solo estetico, per il paziente;

l’opportunità di una stretta collaborazione, nei casi appena men che chiari, con uno psicologo esperto in questo campo, capace anche di una valutazione con test di personalità, che potranno essere molto utili in senso medico legale in caso di eventuali contestazioni.

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