Con il trascorrere del tempo, specie dopo i sessanta anni, le capacità fisiche di ogni persona si riducono: la massa muscolare diminuisce, la capacità ventilatoria dei polmoni scende del 30-40% e tutto il sistema osteo-articolare subisce una involuzione che lo porta ad una capacità articolare ridotta e ad una fragilità ossea. Infatti l’osteoporosi colpisce in Italia quasi un terzo delle donne sopra i 50 anni ed è responsabile in circa il 50% delle donne sopra i 65, di gravi fratture ossee.

Ovviamente entrare nel periodo dell’anzianità, non è fissato categoricamente da un’età, raggiunta la quale, per tutti indistintamente, si approda all’essere “anziano. Nei secoli il concetto di vecchiaia è molto cambiato in relazione agli enormi progressi che la scienza ha fatto. Grandi pensatori hanno discusso sulla questione. Esistono, poi, studi scientifici che classificano il soggetto anziano non solo in base all’età anagrafica ma soprattutto alla capacità funzionale. E’ frequente osservare come esistano anziani che sono funzionalmente attivi, indipendenti e molto integrati nella vita sociale. Per accrescere e mantenere lo stato di benessere anche superati i 70 anni, fare sport rappresenta una vera e propria panacea.

Infatti l’attività fisica regolare :

* Aumenta il generale stato di benessere
* Migliora globalmente la salute fisica e psicologica.
* Aiuta a conservare l’autosufficienza.
*  Riduce il rischio di sviluppare alcune malattie non trasmissibili (cardiopatia ischemica, ipertensione, …).
* Aiuta a controllare specifiche condizioni di vita (stress, obesità) e di patologia (diabete, ipercolesterolemia).
* Aiuta a minimizzare le conseguenze di alcune disabilità e può aiutare nella gestione delle condizioni di dolore cronico.
* Potrebbe aiutare nel modificare l’immagine stereotipata della vecchiaia
.

Molti studi sostengono l’ipotesi che il lavoro muscolare di tipo aerobico (cioè di bassa intensità) eseguito con regolarità, protegga dalle malattie cardiovascolari, specie se associato ad una dieta appropriata.

Anche l’osteoporosi, degenerazione delle ossa che si verifica sovente nella terza età con fragilità delle stesse e pericolo di fratture, migliora in seguito alla attività fisica perché si ha un aumento del contenuto minerale delle ossa ed un favorevole rimodellamento delle loro strutture interne. Inoltre l’esercizio fisico svolto regolarmente permette di migliorare l’equilibrio, la coordinazione e di rafforzare la muscolatura riducendo i rischi di cadute e la conseguente possibilità di fratture.

Ma quanto deve essere intensa l’attività fisica in un soggetto anziano affinché essa sia efficace e favorevole? Esiste un limite oltre il quale può risultare dannosa?

E’ certo che con una attività fisica costante (con un dispendio energetico settimanale minimo di 500 kcal e massimo di 3500 kcal) vi è un incremento di longevità, con riduzione del rischio di morte (dal 30% al 50% in meno) e con un guadagno, rispetto ai sedentari, di 2,33 anni di vita.

L’importanza di praticare attività fisica nella terza età trova le sue ragioni di essere in due punti: togliere le persone anziane dall’isolamento e permettere loro di conservare o di acquisire una buona forma fisica.

L’attenzione deve essere posta su forme di attività fisica semplice e moderata  (camminata, ballo, salire le scale, ciclismo in piano, esercizi sulla sedia, ….), della durata di circa 1 ora e da ripetere 3 volte a settimana.

Importante è comunque non esagerare nella pratica sportiva e soprattutto non incorrere nella cosiddetta sindrome di “Highlander” ,quando l’euforia del ritrovato benessere fisico, può creare la convinzione che l’esercizio fisico possa preservare da qualsiasi stato patologico, con la tendenza a minimizzare sintomi e fattori di rischio pregressi o attuali.

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