Negli anni trenta, il Dr. Howard Hay elaborò l’idea delle combinazioni ottimali dei cibi, formulando alcune regole circa gli alimenti che si possono associare in un unico pasto.

La teoria originale del Dr. Hay prevedeva in particolare di non associare cibi ricchi di proteine con cibi ricchi di carboidrati nello stesso pasto e di mangiare la frutta da sola lontano dai pasti.

Il principio di non associare proteine e carboidrati semplifica sicuramente la digestione e quindi è consigliabile soprattutto a coloro che per vari motivi hanno una digestione difficile o malattie di stomaco. Inoltre, un “alleggerimento” della funzione gastrica si riflette in un miglior benessere, prevenendo gastriti o altre malattie dell’apparato digerente.

La digestione dei carboidrati inizia in bocca proseguendo poi nel duodeno e nel tenue, dove l’ambiente alcalino consente l’azione dell’enzima amilasi. I carboidrati sono quindi destinati a lasciare lo stomaco sicuramente prima dei cibi proteici, che al contrario hanno bisogno di un ambiente acido e quindi di altri livelli di acido cloridrico per essere degradati dalla pepsina, che è un enzima proteolitico attivo in ambiente acido. L’idea di base del Dr. Hay era quindi quella di non associare cibi proteici a cibi amidacei in quanto questi cibi vengono digeriti in maniera diversa.

Inoltre anche l’associazione tra cibi proteici diversi non è ottimale: ne consegue che formaggi, uova, carne, pesce , legumi non dovrebbero essere presenti contemporaneamente nello stesso pasto.

La digestione dei diversi tipi di cibi proteici, infatti, non è la stessa sia per l’acidità del succo gastrico richiesta che per i tempi di assimilazione, per cui il lavoro digestivo viene notevolmente appesantito da questo genere di abitudine.

Sconsigliabile è anche l’associazione di grassi con cibi proteici. Associare burro, panna o anche olio in eccesso ad alimenti proteici non fa che rallentare di molto la digestione.

Anche l’associazione di cibi o bevande acide con cibi amidacei o proteici non consente una digestione ottimale. Il limone, l’aceto, la frutta acida, i succhi di frutta non aiutano di certo la digestione dei cibi amidacei; del resto, l’introduzione di acidi non rende l’ambiente dello stomaco più acido ma semmai inibisce la secrezione di acido cloridrico e quindi in pratica non fanno che ostacolare e non favorire la digestione dei cibi proteici.

Per un’ alimentazione corretta occorre ridurre drasticamente l’apporto di grassi animali nonché delle proteine di origine animale. I cibi prevalentemente proteici potranno essere presenti in un solo pasto durante la giornata, in quantità sufficiente alle necessità nutrizionali della persona (circa 1 grammo di proteine per chilogrammo di peso) , alternando le proteine di derivazione animale con i legumi.

I cereali vanno consumati nella giusta quantità, soprattutto variandoli e avendo cura che trattasi di alimenti integrali, possibilmente derivanti da coltivazioni biologiche garantite.

Occorre consumare giornalmente frutta, vegetali e verdure fresche di stagione in quanto fonte di tutta una serie di sostanze a carattere antiossidante e principi attivi ad azione protettiva e preventiva nei confronti sia dei tumori che delle malattie degenerative.

Occorre infine consumare acqua di buona qualità in quantità sufficiente al drenaggio renale ( circa 2 litri al dì ); limitare il consumo di sale, ma comunque utilizzare del sale marino integrale al posto del sale raffinato e rispettare infine, per quanto possibile, le regole di una buona combinazione dei cibi ad ogni pasto.

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