I lipomi sono neoformazioni benigne molto comuni che insorgono generalmente attorno ai 40 anni e che interessano, in via preferenziale, i tessuti sottocutanei del tronco e del collo.

Sono maggiormente colpiti i soggetti obesi che spesso manifestano forme lipomatose multiple che si associano talora a disturbi endocrini o neurologici.

Il lipoma sottocutaneo è generalmente di pochi centimetri di diametro, scarsamente delimitato da una sottile capsula al cui interno è presente un tessuto adiposo ben differenziato tipico dell’adulto.

In alcuni lipomi, la componente fibrosa e quella vascolare possono essere maggiori rispetto a quella adiposa, dando luogo rispettivamente al fibrolipoma e all’angiolipoma ( questo può essere doloroso ). Da un punto di vista clinico generalmente non hanno significato tranne che per motivi estetici. Talora possono però dare sintomi da compressione con dolore e parestesie. La terapia abitualmente è chirurgica con metodo tradizionale o allorchè possibile, attraverso liposuzione. Prima dell’escissione chirurgica in sedi critiche è bene eseguire l’ecografia per avere una certezza sulle dimensioni ed i contorni. Quando il lipoma raggiunge il diametro di 10 cm e ha sede nella parte superiore delle cosce, deve essere esaminato attentamente nella prospettiva di malignità ( liposarcoma ).

Da alcuni anni però si applica con successo una nuova metodica: la cavitazione.

La cavitazione, maggiormente nota per il suo utilizzo nel trattamento della cosiddetta “cellulite” (pannicolopatia edemato-fibro-sclerotica), è una pratica medica che utilizza un macchinario che emette onde ultrasoniche modulate sopra il campo di udibilità dell’orecchio ( 20000 Hz).

L’interazione di queste determina nell’adipocita un trasferimento energetico selettivo con conseguente lipoclasia.

L’utilizzo di infiltrazione seguita da lipoclasia ultrasonica è stata studiata anche in alcuni casi di lipomi. La riduzione dopo alcune sedute è in media del 50% del volume.

La crescente ricerca tecnologica ha determinato la creazione di apparecchiature che emettendo onde ultrasonore a 33-41 KHz grazie a potenze di 50-100 watt creano microbolle ad alto contenuto energetico che battendo contro la parete dell’adipocita ne determinano la rottura; tutto ciò preservando l’integrità di altre cellule che hanno una membrana molto più resistente. Questa innovazione scientifica ha permesso, grazie ad un microprocessore, una cavitazione stabile e tridimensionale con conseguente programmazione della profondità d’intervento.

Generalmente si interviene con 1 seduta ogni 7-14 giorni della durata di circa 10 minuti ogni 100 cm quadrati. Tale metodica può essere preceduta alcuni minuti prima da una infiltrazione di soluzione fisiologica che comunque numerosi studi hanno dimostrato non essere necessaria per ottenere un risultato migliore.

Per concludere si può affermare che la cavitazione è una metodica indubbiamente utile in caso di formazioni lipomatose per le quali non si voglia ricorrere alla pratica chirurgica classica.

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