Le radiazioni UVB a banda stretta sono correntemente utilizzate nel trattamento della psoriasi, dove sono stati ottenuti successi sorprendenti in molti casi. La psoriasi è una malattia cutanea ad andamento cronico, che colpisce il 4-5% della popolazione, caratterizzata da papule e placche desquamanti, argentee e ben circoscritte determinate da un aumentato turnover cellulare(2-7 gg).

L’estensione dell’interessamento cutaneo può variare da aree localizzate di modeste dimensioni, fino al coinvolgimento dell’intera superficie corporea. Esistono numerose forme cliniche della psoriasi e la sua eziologia rimane sconosciuta.  

La scelta del regime fototerapeutico deve essere fatta considerando la risposta precedente del paziente al trattamento, il tipo di pelle e la gravità della malattia. Esistono diversi schemi terapeutici di trattamento, in genere i pazienti sono irradiati con una frequenza di 2-5 volte alla settimana, partendo con una dose iniziale che raggiunge il 75-100% della dose minima eritematogena (DME), che viene aumentata del 15-30% ogni giorno.

L’eritema compare entro 24 ore dall’esposizione, e sebbene può intensificarsi con il crescere delle dosi durante il trattamento, è auspicabile mantenere una reazione eritematosa appena percettibile da utilizzare come dosimetro clinico. Gli effetti collaterali acuti della fototerapia sono simili a quelli di un’esposizione eccessiva alla luce solare, consistono in un eritema ritardato, edema e bolle, secchezza, prurito e ricorrenti eruzioni di herpes simplex, mentre quelli a lungo termine sono più gravi e comprendono il fotoinvecchiamento  e il cancro della pelle. Solitamente la f. con UVB viene utilizzata in associazione con diverse sostanze topiche come steroidi, catrami, antralina, calcipotriolo e tazarotene o combinato con altri approcci fotorapeutici.

In particolare uno di questi agenti, il calcitriolo, è stato utilizzato per il trattamento della psoriasi fin dal 1994, ma in realtà non è stata osservata alcuna prova a favore del suo utilizzo. In uno studio retrospettivo sono stati messi a confronto per efficacia e sicurezza tre modalità differenti per il trattamento della psoriasi: gli UVB, i PUVA e i bath PUVA.

I risultati dell’esperimento non hanno evidenziato alcuna differenza significativa, se non per la comparsa degli effetti collaterali acuti, più frequenti negli UVB e PUVA rispetto nel bath PUVA.

In conclusione esiste dunque un buon compromesso tra effetti collaterali ed esiti terapeutici che accrescono sempre più l’uso della fototerapia nella psoriasi.

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