La mammella è il simbolo di femminilità per eccellenza. Da sempre infatti, il seno è espressione di significati diversi che vanno dalla prosperità, al nutrimento, all’affetto, al calore materno, alla sessualità, alla bellezza, all’arte, fattori tutti che condizionano la donna a livello socio-culturale.

Il primo a giungere all’ideazione di canoni di bellezza ideale fu lo scultore greco del primo periodo classico Policleto di Argo (V secolo a.C.); oggi, pur potendo considerare tali canoni ancora validi, assistiamo a fenomeni paradossali: da una parte l’estrema magrezza ed esilità ostentata sulle passerelle, immagine di una donna androgina, forte (o estremamente fragile); dall’altra l’immagine prorompente di una donna dal seno troppo grosso rispetto a un fisico minuto, espressione di una femminilità talora grottescamente esuberante.

La chirurgia estetica della mammella mira a migliorare il seno mediante un aumento di volume, rassodandolo, rendendolo più giovane, di dimensioni proporzionate, senza imperfezioni; in altre parole mira a creare un seno bello ed esteticamente naturale. La bellezza e l’armonia della mammella si accompagnano al sentimento di autostima e di sicurezza nelle relazioni interpersonali, nella vita sessuale e nella maternità.

Tuttavia la forma, il volume e l’altezza del complesso areola-capezzolo (cac) vanno modificandosi a causa di vari fattori come variazioni dell’equilibrio ormonale e del peso corporeo, la gravidanza e l’allattamento, senza tralasciare il ruolo svolto dall’eredità genetica.

Durante il periodo dell’adolescenza normalmente la mammella si presenta tondeggiante, di volume contenuto e con il CAC localizzato a livello del quarto spazio intercostale. Tuttavia, sotto l’influenza dei fattori prima menzionati, la ghiandola mammaria potrà assumere aspetti che variano da dimensioni eccessive (gigantomastia) a ridotte (ipomastia), da uno sviluppo ghiandolare eccessivo (ipertrofia mammaria) sino, in rarissimi casi, all’assenza completa della mammella (amastia).

Durante il periodo della gravidanza e dell’allattamento si assiste a un costante e graduale aumento del volume mammario, che, al termine della lattazione, può ridursi drasticamente (atrofia mammaria) e andare incontro alla caduta della mammella (ptosi cutanea e/o ghiandolare).

Durante la menopausa la componente ghiandolare viene sostituita quasi completamente da tessuto adiposo, e come conseguenza di questo processo la mammella può aumentare o diminuire drasticamente di volume andando inevitabilmente incontro a ptosi.

Anche a livello cutaneo si manifestano cambiamenti importanti durante il corso della vita. Nella donna giovane la cute appare tonica ed elastica. Nella donna matura si verifica una diminuzione dell’elasticità con conseguente rilassamento e perdita di tensione che contribuiscono al progressiva e inevitabile caduta della mammella in toto.

La chirurgia estetica offre la possibilità di migliorare e ristabilire i canoni estetici classici della mammella, cercando un comune denominatore tra il desiderio della donna e la reale possibilità chirurgica da valutare caso per caso.

La mastoplastica additiva è l’intervento più richiesto nell’ambito della chirurgia estetica della mammella. Mediante l’inserimento di una protesi è possibile aumentare stabilmente il volume di mammelle piccole o “riempire” mammelle svuotate dopo un dimagrimento o una gravidanza. A seconda delle dimensioni e della pigmentazione dell’areola l’incisione necessaria a far passare le protesi attraverso la pelle può essere effettuata lungo il bordo dell’areola stessa, oppure nel solco sotto alla mammella o anche nel cavo ascellare. Le protesi possono essere inserite in una tasca ricavata sotto la ghiandola, se il tessuto di copertura presente è adeguato, mentre devono essere collocate sotto il muscolo gran pettorale se lo spessore di ghiandola e pannicolo adiposo è scarso.

Dopo la dimissione e per tutto il periodo di convalescenza é necessario seguire scrupolosamente le istruzioni fornite dal medico e sottoporsi a medicazioni e a controlli sino alla completa guarigione. Il dolore postoperatorio è di norma ben tollerato anche ricorrendo, se necessario, all’assunzione di analgesici. Nel caso in cui la protesi sia posizionata dietro al muscolo, nei primi dieci giorni dopo l’intervento bisogna limitare i movimenti che possono mettere in eccessiva tensione il pettorale (guidare, sollevare pesi, ecc). Talvolta si possono presentano ecchimosi (lividi), che hanno tendenza a migrare verso il basso, ma che scompaiono nel giro di poco tempo. Il gonfiore si riassorbe generalmente entro un mese.

Anche in seguito a questo intervento possono manifestarsi le complicazioni comuni ad ogni operazione chirurgica (ematomi, infezioni, cicatrici di cattiva qualità, ecc). Inoltre in alcuni casi la protesi può alloggiarsi in una posizione non corretta (troppo in alto o in basso o lateralmente o verso il centro) e diventa quindi necessario rimetterla al suo posto. Un’altra complicanza specifica della mastoplastica additiva è la contrattura capsulare. Normalmente attorno alla protesi si forma un involucro di tessuto fibroso che generalmente è sottile e flessibile. Tuttavia può accadere che esso si ispessisca e si contragga, comprimendo la protesi e rendendola più o meno dura ed immobile. Nella nostra casistica tale fenomeno si manifesta con un’incidenza di circa l’1%. La contrattura capsulare può iniziare in qualsiasi momento, anche a distanza di anni, ma più frequentemente si manifesta nei primi mesi dopo l’ intervento e, di solito, da un solo lato. Per trattare e risolvere questo problema, nelle forme lievi e iniziali a volte è sufficiente una decisa compressione esterna accompagnata da una terapia farmacologia, senza bisogno di intervenire chirurgicamente. Nei casi di contrattura capsulare più grave è necessario ricorrere invece ad una nuova operazione, che prevede di incidere e/o asportare la capsula troppo stretta e spessa.

La mastoplastica riduttiva ha lo scopo di rimpicciolire e rimodellare le mammelle di grosse dimensioni. Questo intervento determina la comparsa di due cicatrici cutanee; una attorno all’areola ed una verticale dall’areola sino alla base della mammella. In alcuni casi può essere necessaria un’ulteriore cicatrice lungo il solco inframammario. Questa operazione permette di eliminare, insieme al volume ed al peso eccessivi delle mammelle, anche i sintomi ad essi correlati, come il mal di schiena, l’arrossamento lungo le pieghe ed il solco creato dallo spallino del reggiseno.

Dopo la dimissione consigliamo di riservarsi un periodo di riposo di circa una settimana, nel quale evitare ampi movimenti e sforzi con le braccia. Conviene coprire le cicatrici con cerotti di carta per almeno due mesi, allo scopo di mantenerle sottili e piane e quindi meno visibili. Bisogna però sapere che la qualità ottimale delle cicatrici si raggiunge solo con la loro maturazione, quindi almeno uno o due anni dopo l’intervento. E’ normale che la sensibilità dell’ areola e del capezzolo diminuisca nell’immediato postoperatorio, ma nella maggior parte dei casi essa torna normale dopo alcuni mesi. La funzione dell’allattamento invece talvolta non è conservata (dipende dal tipo di operazione). Bisogna considerare peraltro che il risultato estetico dell’intervento potrebbe essere compromesso, almeno parzialmente, da una successiva gravidanza.

Generalmente la qualità delle cicatrici è ottima, anche se talvolta, a causa di una particolare reattività individuale, possono aumentare di consistenza e di spessore (cicatrici ipertrofiche o cheloidee) e/o allargarsi (cicatrici atrofiche). Nella rara eventualità in cui esitassero cicatrici di qualità scadente o piccole asimmetrie mammarie (normalmente in seguito a grosse riduzioni) potrebbe rendersi necessario un intervento di revisione.

In definitiva è opportuno ricordare che gli interventi di rimodellamento della mammella sono operazioni chirurgiche da non sottovalutare, che richiedono da parte del chirurgo estetico un’accurata conoscenza dell’anatomia e delle tecniche chirurgiche; risulta pertanto fondamentale rivolgersi a specialisti del settore.

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