IL MASSAGGIO ENDODERMICO

IL MASSAGGIO ENDODERMICO

Tecnica studiata e progettata in Francia negli anni ’70, il Massaggio Endodermico era inizialmente utilizzato nella fisioterapia cutanea per trattare cicatrici, ustioni, ecc.

Successivamente si è visto che tale massaggio si dimostrava utile per compensare le insufficienze micro circolatorie, arteriose, venose o linfatiche e per favorire la riduzione degli inestetismi della Pannicolopatia Edemato Fibro Sclerotica (P.E.F.S.) detta comunemente Cellulite.

L’apparecchio utilizzato per questo tipo di massaggio non è assolutamente invasivo, anche se utilizzato in modo non corretto può causare danni seppur minimi.

Si tratta di una macchina con degli appositi rulli scorrevoli ed un tubo aspirante. I rulli, montati su un manipolo, si possono muovere in senso rotatorio o in senso longitudinale, esercitando delle pressioni sulla cute alternativamente positive o negative ( come una ventosa che aspira ) provocando una distensione verticale del tessuto con conseguente riattivazione circolatoria e mobilizzazione del grasso sottocutaneo. Variando la velocità di scorrimento dei rulli, la frequenza, e la potenza di aspirazione, si possono trattare svariati inestetismi cutanei.

L’effetto principale è di stimolazione del metabolismo e della vascolarizzazione tessutale, seguito da quello di linfodrenaggio e depurazione del tessuto stesso.

MECCANISMO D’AZIONE:

L’associazione della pressione positiva e di quella negativa del manipolo determinano un “danno” adipocitario, in maniera tale da rimodellare il contorno cutaneo per effetto della migliore ripartizione del grasso sottocutaneo.

Il massaggio endodermico ha dimostrato a livello del tessuto cutaneo un miglioramento del flusso linfatico e vascolare e del metabolismo delle cellule adipose e dei fibroblasti. Clinicamente si ha un miglioramento dell’edema della PEFS e dell’aspetto e della tonicità cutanea.

Generalmente si consigliano 15-20 sedute a cadenza bisettimanale della durata di circa 30-40 minuti. Non essendo traumatico si può fare in ogni periodo dell’anno. E’ consigliato usare il manipolo direttamente sulla pelle senza indumenti o tutine che possano impedire una visione corretta, importante per evitare danni potenziali. Infatti non sapere se sotto il manipolo c’è una zona cutanea con capillari può determinare un danno con rottura degli stessi. I migliori risultati si ottengono associando il massaggio endodermico alla dieta ed all’attività fisica.

RISULTATI:

Miglioramento del tono cutaneo

Effetto lifting della superficie cutanea

Redistribuzione dei depositi di grasso

Stimolazione della produzione di collagene

Miglioramento della P.E.F.S. (cosiddetta cellulite)

Miglioramento del metabolismo

Rimodellamento del profilo cutaneo

LA MELATONINA

LA MELATONINA

Alla luce delle innumerevoli azioni biologiche delle melatonina, e delle sue interazioni con diversi sistemi (nervoso, cardiovascolare, metabolico, immunitario) è facile capire come vi corrisponda un ampia gamma di applicazioni.

Jet-lag

Con il termine jet-lag si intendono le conseguenze fisiologiche dalla variazione di fuso orario. Consiste essenzialmente in uno sfasamento del ritmo sonno-veglia con insonnia o risveglio mattutino, mal di testa, fatica a pensare lucidamente, irritabilità, costipazione e riduzione delle difese immunitarie.

Il disturbo è proporzionale al numero di ore di sfasamento e diventa consistente quando vengono superati almeno quattro fusi orari. La melatonina è l’unica sostanza la cui efficacia sia stata dimostrata in questo disturbo. E’ sufficiente somministrare pochi milligrammi di melatonina, prima che avvenga lo sfasamento temporale, per mantenere la normale sincronizzazione circadiana.

Sonno

L’azione della melatonina esogena sulla regolazione del sonno avviene nelle stesse modalità di quella endogena.

La somministrazione di melatonina 2 ore prima di andare a letto è in grado di ridurre la fase di latenza del sonno in individui con insonnia. L’effetto sulla qualità del sonno aumenta progressivamente con il trattamento e non vi sono né effetti di accumulo né di desensibilizzazione. Tali dati sono stati ottenuti in individui anziani con problemi di insonnia, dove i livelli plasmatici di melatonina sono scarsi, tuttavia in uno studio è stato evidenziato che, anche in individui giovani, con normali livelli di melatonina, la somministrazione acuta di melatonina è in grado di migliorare la velocità di addormentamento e la qualità del sonno anche in un ambiente di elevata rumorosità.

Sindrome stagionale depressiva

Tali disordini emotivi colpiscono le persone i cui bioritmi non si adattano ai cambiamenti stagionali. L’azione benefica della melatonina nelle sindromi depressive è stata dimostrata grazie a degli studi che hanno messo in relazione tali patologie con livelli plasmatici molto bassi della melatonina stessa. Nei pazienti soggetti a depressione si nota un’elevata quantità di cortisone.

Questo steroide è sintetizzato in maggior quantità in particolari condizioni di stress e ha un effetto inibitorio sull’N-acetil-transferasi. Ne segue diminuzione della secrezione di melatonina. Lo scopo della somministrazione esogena è pertanto quello di andare a ripristinare i fisiologici livelli plasmatici, mettendo un freno all’azione cortisteroidea.

Antiaging

L’azione antiradicalica, immunostimolante e protettiva cardiovascolare fanno della melatonina un valido alleato della salute. Poiché con l’età la secrezione della melatonina tende a diminuire, la somministrazione serve essenzialmente a mantenerne alti i livelli garantendo una prevenzione nella senescenza. L’azione cardiovascolare come antiaggregante risulta particolarmente efficace nel contrastare l’aterosclerosi; mentre la protezione neuronale dai danni radicali allieva i sintomi della sindrome di Alzheimer e del morbo di Parkinson. Riguardo la sindrome di Alzheimer sono state inoltre evidenziate correlazioni tra ridotti livelli di melatonina nel liquido cerebrospinale e maggiore precocità nello sviluppo di tale patologia.

Colesterolo

L’azione cardiovascolare della melatonina non si esaurisce con l’effetto antiaggregante, può essere intesa infatti anche come regolatrice del livello di colesterolo. Poiché interviene nel bloccare la perossidazione lipidica, è efficace nel proteggere da tale danno le HDL e LDL, lipoproteine deposte al trasporto del colesterolo, e riduce il livello di trigliceridi nel sangue.

Date le molteplici azioni e le sue possibili applicazioni possiamo considerare la Melatonina una valida alleata della salute e importante fattore di prevenzione.

MESOTERAPIA

MESOTERAPIA

La mesoterapia nasce per caso in Francia circa 60 anni fa, grazie alle intuizioni del Dottor Pistor che curava un anziano calzolaio asmatico e sordo, con trattamento endovenoso di procaina (a quel tempo impiegato nell’asma con risultati soddisfacenti ma fugaci). Dopo la prima endovenosa, il paziente non ebbe alcun sollievo ai suoi disturbi respiratori, ma notò che durante la notte successiva all’iniezione intese benissimo i battiti di un orologio a pendolo nella sua stanza, cosa che non avveniva da diversi anni. A questo punto Pistor provò a somministrare la procaina per via sottocutanea il più vicino possibile all’orecchio. I risultati furono sorprendenti perché oltre al miglioramento dell’udito si verificava la scomparsa di sintomi concomitanti (vertigine,eczemi del condotto uditivo). Se le iniezioni locali di procaina possedevano tali proprietà, perché non estendere l’uso ad altri settori? Pistor intuisce le grandi possibilità di questa tecnica ed alla procaina aggiunge di volta in volta altri farmaci indicati nelle patologie da trattare.

Nasce così la mesoterapia, come tecnica che permette di introdurre il farmaco solo là dove serve,ottenendo in questo modo il massimo risultato col minimo degli effetti indesiderati che ogni farmaco può determinare. La metodica consiste nell’iniezione intradermica di sostanze farmacologiche in prossimità della sede di patologia. L’iniezione intradermica ha lo scopo di ritardare l’assorbimento del medicamento e va eseguita sulla proiezione cutanea della lesione per consentire alle molecole del farmaco di legarsi ai recettori locali prima che venga convogliato nella circolazione sistemica.

Questa tecnica è particolarmente utile nel curare:

  • le malattie dell’apparato locomotore;

  • le flebolinfopatie;

  • alcune affezioni di competenza dermatologica;

  • la pannicolopatia edemato fibrosclerotica ( “cellulite” );

  • le adiposità localizzate.

Perciò, l’introduzione per via intradermica porta alla formazione di pacchetti deposito di principi attivi che vengono liberati gradualmente, nella zona circoscritta,nell’arco di 5-6 giorni. Tutto questo assicura una determinata concentrazione di farmaci nella zona da trattare, l’assenza di effetti sistemici (è piccolissima la quantità di farmaco che viene liberato in circolo) e la possibilità di rallentare la frequenza del trattamento (fase acuta 1˚ volta la settimana, mantenimento ogni 15-30 giorni).

E’ importante introdurre il principio attivo strettamente nel derma e questo può essere fatto utilizzando degli aghi sottilissimi di 4mm di lunghezza con un’inclinazione di 45˚ e assicurandosi di formare un pomfo. Nel trattamento della cosi detta“cellulite” la Mesoterapia viene utilizzata sia per introdurre farmaci ad attività lipolitica utili per sciogliere il grasso, sia per introdurre farmaci ad azione flebotonica per migliorare la circolazione di sangue e linfa.

Sono sufficienti dalle 6 alle 10 sedute a cadenza settimanale per cancellare o quantomeno per ridurre fortemente gli inestetismi e i sintomi legati alla “cellulite”.

LA SCHIZOFRENIA

LA SCHIZOFRENIA

La schizofrenia è un disturbo caratterizzato da una sintomatologia molto variegata, che non è sempre presente in modo completo in tutte le varie forme, né con lo stesso grado di gravità. Essa è caratterizzata essenzialmente da una disgregazione più o meno grave dell’Io che si può accompagnare nei casi più gravi alla perdita del sentimento della propria identità psichica ed anche somatica (Depersonalizzazione), mentre insorge una imprecisione fino all’annullamento del limite tra sè e la realtà (Derealizzazione), tra il soggettivo e l’oggettivo, tra l’Io e il non Io, e si mescolano i contenuti del mondo interiore con quelli del mondo esterno. Possono insorgere così dei disturbi dell’immagine corporea che possono avvicinare il paziente alla medicina estetica. Egli avverte sentimenti di profonda insicurezza relativi alla propria identità, per cui tende a rifiutare la realtà che lo circonda che non riconosce più come il suo ambiente di vita: autismo. Nelle sue sfumature l’autismo può andare da una incapacità di partecipazione affettiva alla vita, spesso dolorosamente avvertita come un isterilimento dei sentimenti, fino ad una vera negazione della realtà, erroneamente interpretata, distorta, rifiutata o addirittura sostituita dalla non realtà del delirio, ove solo la fantasia diviene verità. Nel contempo l’affievolimento o la rottura del limite tra soggetto e mondo libera i suoi meccanismi proiettivi che lo spingono ad attribuire alle cose, alle persone, ai fatti, significati suoi propri. Nei casi più gravi il paziente può strutturare dei veri deliri di negazione parziale o totale della sua realtà corporea, mentre in altri casi, più lievi, la sua attenzione si può fissare su presunti difetti di alcune parti del corpo. Talora questo può essere uno dei sintomi precoci, che è importante riconoscere subito per avviare ad un trattamento specialistico, che sarà tanto più efficace quanto più precoce. La destrutturazione dell’Io induce anche alla dissociazione intesa sia come perdita di armonia e di convergenza finalistica tra le varie funzioni psichiche per cui ideazione, volontà, affettività si muovono in modo anarchico e disarmonico, sia nel senso di una dissociazione più specifica dei processi del pensiero che diviene frammentario e disorganizzato. Infine si manifesta pure un’ambivalenza della sfera volitiva, con la concomitanza di pulsioni e motivazioni antitetiche, e di quella affettiva, ove amore e odio possono coesistere, scissi ma appaiati, per una stessa persona. Questi sconvolgimenti di fondo nella struttura della personalità schizofrenica alterano gravemente tutte le attività psico-comportamentali del soggetto.

DNA E TERAPIE ANTITUMORALI

DNA E TERAPIE ANTITUMORALI

Combattere i tumori inducendo la morte delle cellule tumorali attraverso l’apertura del “packaging” che frena la risposta cellulare al danno al Dna. Questa la prospettiva terapeutica che apre uno studio condotto all’IFOM di Milano, testato tramite la somministrazione di una categoria di farmaci antitumorali già in uso clinico: gli inibitori delle HDAC, fattori cellulari che modulano la struttura della cromatina, il “packaging” del genoma. La scoperta, pur essendo condotta nel campo della ricerca considerata di base, apre nuove e interessanti prospettive terapeutiche per la cura di quei tumori caratterizzati da alto compattamento della cromatina e perciò meno sensibili a radio e chemio terapia. Il risultato è frutto delle ricerche condotte dallo scienziato Fabrizio d’Adda di Fagagna dell’IFOM di Milano con la collaborazione di un team di ricercatori internazionali.

Quando una cellula accumula delle mutazioni al Dna spesso si verifica l’insorgenza di un tumore. Esso si origina per l’attivazione di uno o più oncogeni, ovvero di geni mutati in grado di fare proliferare la cellula in maniera incontrollata e dare quindi origine alla neoplasia. Fortunatamente le nostre cellule possiedono dei meccanismi in grado di bloccare la proliferazione cellulare incontrollata. Uno di questi è la senescenza, una forma di invecchiamento cellulare precoce. Questo è un fenomeno che si verifica in presenza di una notevole quantità di Dna danneggiato. Il danno al Dna causa di solito la morte cellulare ma le cellule senescenti, in seguito alla attivazione di un oncogene, “nascondono” efficacemente questo danno attraverso una compattazione molto densa della cromatina, il “packaging” del Dna.

Fino ad oggi l’attivazione di questo meccanismo di compattazione della cromatina era considerata sinonimo di cellule in senescenza, con la funzione positiva di blocco della proliferazione delle cellule tumorali. Gli scienziati hanno osservato che questo meccanismo si riscontra inaspettatamente anche in cellule tumorali in piena proliferazione. La loro presenza rappresenterebbe pertanto un meccanismo di sopravvivenza per la cellula tumorale poiché attenua il segnale di risposta al danno al Dna.

L’osservazione che le cellule che esprimono un oncogene sono danneggiate ma sopravvivono grazie ad una esagerata compattazione della cromatina ha indotto infatti il team di scienziati diretto da d’Adda di Fagagna a cercare di “spacchettare” la cromatina tramite la somministrazione in cellule umane in vitro di agenti terapeutici già usati anche in campo oncologico, gli inibitori delle HDAC (gli histone deacetylase, ovvero enzimi che compattano la cromatina). Poiché l’uso di questa categoria di farmaci sembra essere specifico per cellule che esprimono un oncogene, la ricerca condotta dal team di d’Adda di Fagagna, dimostra che la compattazione della cromatina non è presente solo quando è in atto un meccanismo della senescenza cellulare ma anche in piena proliferazione di una cellula tumorale e quindi risulta essere un fenomeno associato a un gran numero di tumori.

Contrariamente a quanto succede nella somministrazione di farmaci chemio e radioterapici, questo trattamento agirebbe in modo mirato solo nelle cellule tumorali senza compromettere la sopravvivenza delle cellule sane il cui Dna non è danneggiato da un oncogene.