IL MEDICO ESTETICO

IL MEDICO ESTETICO

La Medicina Estetica si occupa della costruzione dell’equilibrio psico-fisico dell’individuo sano, che potrebbe vivere con disagio la propria vita per un inestetismo mal accettato e finalizza il suo intervento al raggiungimento e mantenimento della salute come espressione di benessere e non come assenza di malattia.

Chi si rivolge, oggi, al medico estetico richiede, oltre alla correzione dell’inestetismo dichiarato quando presente, una prescrizione utile per migliorare la qualità di vita relativa alla propria età per mantenere negli anni una condizione fisica e mentale ottimale.

La Medicina Estetica è diventata negli ultimi venti anni una reale medicina preventiva: la correzione possibile dell’inestetismo denunciato rappresenta, infatti, il momento finale di un percorso più articolato nel quale, dall’inquadramento generale del paziente, si trae lo spunto per una educazione preventiva. In questo contesto, non infrequentemente, accade di evidenziare patologie non sospettate e, quindi, non ancora diagnosticate.

L’approccio diagnostico in Medicina Estetica, deve prevedere per essere correttamente eseguito, di un esame anamnestico e di un esame obiettivo tradizionali e mirati alla domanda, supportati da una serie di valutazioni morfologiche e funzionali che permettono di inquadrare I’inestetismo clinico denunciato nell’ambito di una valutazione globale.

L’esame anamnestico sarà condotto secondo la tradizione con una particolare attenzione alla raccolta dei dati sulle abitudini di vita, soprattutto sul modo di condurre l’alimentazione quotidiana con la redazione di un diario alimentare settimanale, sul tipo di attività fisica e la sua frequenza settimanale, sul vissuto psicologico nei suoi aspetti cognitivi, affettivi e comportamentali, sulla qualità gestionale cosmetica della pelle.

L’esame obiettivo ripercorrerà l’iter medico prendendo in considerazione gli apparati sensoriale, cutaneo, respiratorio, cardiovascolare, gastrointestinale, urogenitale con particolare determinazione sull’apparato coinvolto dall’inestetismo dichiarato.

La valutazione psicologica, che definisce il profilo psicologico dell’utente con I’ausilio anche di questionari, indaga sulla risposta emotiva che I’inestetismo produce al soggetto.

L’elaborazione dei dati ottenuti con la valutazione morfo-antropometrica permette di conoscere I’habitus, la storia ponderale del paziente, il peso ideale soggettivo, la massa magra, la quantità totale di acqua mediante metodologie di analisi della composizione corporea per stabilire i target ponderali e l’eventuale recupero ponderale e metabolico.

La valutazione posturale, effettuata dal punto di vista statico e dinamico, permette di rilevare disarmonie morfologiche, distonie muscolari e i punti di carico sulla volta piantare.

La valutazione della capacità fisica prenderà in considerazione l’attitudine del soggetto a compiere uno sforzo fisico congruo e la mobilità articolare.

La valutazione angiologica degli arti inferiori evidenzierà un’eventuale condizione di insufficienza circolatoria.

La valutazione ecografica dell’ipoderma permetterà di distinguere I’adiposità localizzata in eccesso dalla pannicolopatia edematofibrosclerotica (“cellulite”) nei suoi stadi evolutivi.

La valutazione dei parametri fisiologici della pelle per mezzo di misurazioni e test cutanei fornirà dati utili sulle difese della cute per la formulazione di una diagnosi cosmetologica di biotipo e per la determinazione del fototipo.

La valutazione ematochimica routinaria, arricchita, al bisogno, da indagini di laboratorio, secondo l’età e le necessità del soggetto esaminato, suggerite dagli specialisti che collaborano nell’ambito di una unità multidisciplinare di Medicina Estetica, può dare informazioni utili sul comportamento di alcuni ormoni implicati nel processo di invecchiamento e di adattamento dell’organismo a situazioni stressanti.

l risultati di queste valutazioni, quasi tutte realizzate con “test da campo” come il doppler acustico nella valutazione angiologica o il sebometro ed il corneometro nella valutazione cutanea, si aggiungono ai dati scaturiti dall’esame anamnestico e dall’esame obiettivo permettendo un più completo inquadramento dello stato fisiologico e parafisiologico dell’esaminato, rinviando alle specialità mediche e chirurgiche afferenti, quando di competenza, l’affinamento diagnostico di un eventuale quadro patologico riscontrato.

L’approccio diagnostico in Medicina Estetica, così correttamente eseguito, permette innanzitutto la formulazione di un più preciso progetto di prevenzione dell’invecchiamento generale e cutaneo, che rappresenta l’aspetto fondamentale dell’impegno della Medicina Estetica, e altresì di concertare un programma correttivo per il “disagio” dichiarato, sia esso relativo all’invecchiamento cutaneo che alle disarmonie della silhouette, da realizzare anche con la collaborazione di altre specialità mediche e chirurgiche per quelle indicazioni che reclamano interventi specialistici.

Il medico estetico deve avere caratteristiche peculiari che lo distinguano per preparazione internistica e specialistica. Il medico estetico deve potenziare l’equilibrio psicofisico dell’individuo/paziente per una qualità della vita intesa secondo le indicazione O. M. S.

Attraverso un percorso diagnostico personalizzato, in considerazione dell’unicità dell’individuo, il medico estetico deve essere in grado di dare risposte alle richieste di correzioni degli inestetismi denunciati dal paziente.

Nella pratica, la Medicina Estetica opera nei seguenti campi d’azione:

– inquadramento diagnostico e trattamento delle disarmonie fisiche e delle alterazioni estetiche costituzionali

– inquadramento diagnostico e trattamento delle sequele inestetiche delle malattie e degli incidenti traumatici

– inquadramento diagnostico e trattamento dell’invecchiamento generale

– inquadramento diagnostico e trattamento dell’invecchiamento cutaneo

– inquadramento diagnostico e trattamento dell’obesità generale

– inquadramento diagnostico e trattamento della cosiddetta cellulite e della frequente relativa insufficienza venosa e linfatica degli arti inferiori

PRINCIPALI INTERVENTI IN MEDICINA ESTETICA

Prescrizione cosmetologica mirata

Impianto di Filler riassorbibili

Peeling

Biostimolazione dermica

Chemodenervazione

Mesoterapia

Idrolipoclasia ultrasonica a 3MHz

Scleroterapia

Drenaggio linfatico manuale

Pressoterapia

Elettrostimolazione muscolare

Radiofrequenza

Laserterapia ablativa e non ablativa

Luce Pulsata Intensa per fotoringiovanimento e depilazione

Inestetismi del capillizio

NARCISISMO E MEDICINA ESTETICA

NARCISISMO E MEDICINA ESTETICA

Una certa quota di narcisismo ha sempre permeato tutte le civiltà, anche quelle più primitive, ed è da ritenersi normale. E’ questo che, in misura equilibrata, è responsabile della realizzazione e del progresso del singolo uomo in prima istanza e, quindi, della Società.

D’altra parte non si può negare che la società odierna è permeata da una cultura che potremmo definire ”non fisiologicamente narcisistica”. Essa infatti, sotto la spinta di un consumismo sempre più invadente, sembra essere sempre più tesa a valorizzare la ricchezza più che l’onestà o la saggezza, la notorietà prima che la dignità, il successo più che il rispetto di sé. Oltre il traguardo della bellezza ed efficienza, oggi la nostra società propone il mito della giovinezza ad ogni costo. Paradossalmente, ora che la Scienza medica ed il benessere hanno prolungato l’età media ed allontanato l’epoca dell’invecchiamento, il mondo del lavoro sembra non avere più posto per i cinquantenni, mentre pullulano palestre per fitness e body building, solarium e saloni di bellezza; fioriscono prodotti mirabolanti che con la involontaria complicità degli sprovveduti acquirenti, raggiungono fatturazioni da record promettendo l’impossibile.

Quindi oggi, più che qualche decennio fa, la medicina estetica è costretta a tracciare un solco, sempre più sottile, tra normalità e patologia in senso lato, non comprendendo in questo termine solo le sindromi riconosciute dalla psichiatria, come il d.n.p., ma anche tutte quelle situazioni limite che fanno capo ad un narcisismo esagerato. Senza voler dettare delle impossibili “norme”, o voler trasformare ogni cultore della medicina estetica in un fine, e per altri versi dispotico psicologo, crediamo che sia necessario sottolineare:

la presenza di questi stati psicologici che possono portare a richieste di prestazioni di medicina estetica immotivate, o esagerate sul piano della frequenza o quantità o qualità;

il diritto-dovere, da parte dell’operatore, di opporsi a tali richieste abnormi;

la necessità, per l’operatore, di non farsi trascinare dal suo senso estetico o dalla vanagloria professionale, ma di valutare sempre la propria opera in un quadro realistico di beneficio globale, non solo estetico, per il paziente;

l’opportunità di una stretta collaborazione, nei casi appena men che chiari, con uno psicologo esperto in questo campo, capace anche di una valutazione con test di personalità, che potranno essere molto utili in senso medico legale in caso di eventuali contestazioni.

LA RIMOZIONE DEI LIPOMI

LA RIMOZIONE DEI LIPOMI

I lipomi sono neoformazioni benigne molto comuni che insorgono generalmente attorno ai 40 anni e che interessano, in via preferenziale, i tessuti sottocutanei del tronco e del collo.

Sono maggiormente colpiti i soggetti obesi che spesso manifestano forme lipomatose multiple che si associano talora a disturbi endocrini o neurologici.

Il lipoma sottocutaneo è generalmente di pochi centimetri di diametro, scarsamente delimitato da una sottile capsula al cui interno è presente un tessuto adiposo ben differenziato tipico dell’adulto.

In alcuni lipomi, la componente fibrosa e quella vascolare possono essere maggiori rispetto a quella adiposa, dando luogo rispettivamente al fibrolipoma e all’angiolipoma ( questo può essere doloroso ). Da un punto di vista clinico generalmente non hanno significato tranne che per motivi estetici. Talora possono però dare sintomi da compressione con dolore e parestesie. La terapia abitualmente è chirurgica con metodo tradizionale o allorchè possibile, attraverso liposuzione. Prima dell’escissione chirurgica in sedi critiche è bene eseguire l’ecografia per avere una certezza sulle dimensioni ed i contorni. Quando il lipoma raggiunge il diametro di 10 cm e ha sede nella parte superiore delle cosce, deve essere esaminato attentamente nella prospettiva di malignità ( liposarcoma ).

Da alcuni anni però si applica con successo una nuova metodica: la cavitazione.

La cavitazione, maggiormente nota per il suo utilizzo nel trattamento della cosiddetta “cellulite” (pannicolopatia edemato-fibro-sclerotica), è una pratica medica che utilizza un macchinario che emette onde ultrasoniche modulate sopra il campo di udibilità dell’orecchio ( 20000 Hz).

L’interazione di queste determina nell’adipocita un trasferimento energetico selettivo con conseguente lipoclasia.

L’utilizzo di infiltrazione seguita da lipoclasia ultrasonica è stata studiata anche in alcuni casi di lipomi. La riduzione dopo alcune sedute è in media del 50% del volume.

La crescente ricerca tecnologica ha determinato la creazione di apparecchiature che emettendo onde ultrasonore a 33-41 KHz grazie a potenze di 50-100 watt creano microbolle ad alto contenuto energetico che battendo contro la parete dell’adipocita ne determinano la rottura; tutto ciò preservando l’integrità di altre cellule che hanno una membrana molto più resistente. Questa innovazione scientifica ha permesso, grazie ad un microprocessore, una cavitazione stabile e tridimensionale con conseguente programmazione della profondità d’intervento.

Generalmente si interviene con 1 seduta ogni 7-14 giorni della durata di circa 10 minuti ogni 100 cm quadrati. Tale metodica può essere preceduta alcuni minuti prima da una infiltrazione di soluzione fisiologica che comunque numerosi studi hanno dimostrato non essere necessaria per ottenere un risultato migliore.

Per concludere si può affermare che la cavitazione è una metodica indubbiamente utile in caso di formazioni lipomatose per le quali non si voglia ricorrere alla pratica chirurgica classica.

FLEBOLOGIA IN MEDICINA ESTETICA

FLEBOLOGIA IN MEDICINA ESTETICA

La patologia venosa ricorre frequentemente nella pratica clinica dell’ambulatorio Medico.

Riconoscere i principali segni clinici, fare un’accurata anamnesi ricercando familiarità e concause (aumento di peso, prolungata stazione eretta, stipsi, terapia estroprogestinica, pregressi interventi chirurgici, esposizioni a fonti di calore, ecc.) ed utilizzare il Doppler per valutare le eventuali incontinenze valvolari del circolo superficiale e del circolo profondo, sono elementi indispensabili per fare una corretta diagnosi.

Gli interventi terapeutici da applicare nella patologia venosa possono essere numerosi, medici e/o chirurgici.

Nell’ambito della patologia venosa, la Medicina Estetica predilige interventi terapeutici che ripristinino la funzione alterata attraverso tecniche mini invasive accanto ad un costante rispetto per l’Estetica.

Ma la Medicina Estetica vuole essere innanzi tutto una medicina preventiva che educhi l’individuo a conoscersi, ad accettarsi, a gestirsi, secondo regole di igiene di vita, di igiene alimentare, di igiene fisica, psicologica e cosmetologica.

In Flebologia la prevenzione dura tutta la vita e, accanto a norme di igiene di vita, si avvale di farmaci flebotonici, profibrinolitici, di fitopreparati, di preparati omotossicologici, per uso interno e per uso topico nonché di tutori elastocompressivi.

Tipi di calze elastiche

CALZE DA RIPOSO, per le quali non è necessaria la prescrizione del Medico e che chiunque può utilizzare liberamente.

CALZE DI SOSTEGNO, (con compressioni alla caviglia che vanno dai 10 mmHg ai 20 mmHg) che il Medico prescriverà come importante supporto preventivo in assenza di danni conclamati.

CALZE TERAPEUTICHE, (suddivise a loro volta in quattro classi di compressioni alla caviglia dai 20 mmHg ai 60 mmHg) che il Medico prescriverà come fondamentale supporto terapeutico solo in presenza di patologie veno-linfatiche ben definite.

Accanto alle calze elastiche, oggi molto usate per la loro grande praticità, il Medico dispone di tutta una serie di bende a maggiore o minore elasticità, adesive e non, di grande importanza in terapia flebologica.

A questo proposito, risulta di grande aiuto per il Medico e di grande beneficio per il paziente, un particolare bendaggio fisso con bende tipo “Tensoplast” impregnate di un gel preventivamente refrigerato e contenente elevate percentuali di mentolo (come rinfrescante), di ippocastano (come antiedemigeno) e di mirtillo (come coadiuvante nel ripristino di una corretta permeabilità capillare), nella cosiddetta “ Flebopatia Ipotonica Costituzionale “ dove troviamo gambe gonfie, pesanti, dolenti e calde spesso anche in assenza di segni clinici di alterazioni funzionali.

Quando invece compaiono alterazioni funzionali del sistema venoso superficiale, dove l’incontinenza valvolare diventa causa di reflusso e quindi di possibili complicanze come varici, flebiti, varicoflebiti, tromboflebiti, flebotrombosi (circolo venoso profondo), ulcere cutanee, ecc., allora l’imperativo per il Medico diventa quello di eliminare il suddetto reflusso.

Esistono terapie chirurgiche (come lo stripping, la flebectomia per miniincisioni, la terapia conservativa CHIVA) e terapie mediche; tra queste ultime la scleroterapia ricopre un ruolo di grande importanza nel trattamento ambulatoriale delle varici e delle teleangectasie.

Le teleangectasie rappresentano soltanto un danno estetico e possono essere eliminate con delle microsclerosi con o senza compressione elastica a seconda dei casi.

Le varici, invece, oltre al danno estetico, costituiscono un vero e proprio danno funzionale, anche in assenza di sintomi apprezzabili e possono essere eliminate con una scleroterapia combinata, associata cioè a bendaggio elastocompressivo fisso sia eccentrico (sulla varice) che concentrico (sulla gamba).

Ogni intervento terapeutico in Flebologia non dovrà mai dimenticare il supporto dei flebotonici (sintetici o di derivazione naturale), delle bende o delle calze elastiche e delle creme arricchite con principi attivi sul microcircolo che garantiscano alla pelle elasticità ed idratazione, assicurando quindi la sua naturale funzione di barriera.

I FILLER

I FILLER

La cute in genere subisce una trasformazione più evidente di altre parti del corpo perché viene direttamente in contatto con tutti gli agenti esterni (radiazioni ultraviolette, smog, caldo, freddo, ecc.). Invecchiando, la struttura del collagene si disorganizza, portando alla formazione di inestetismi cutanei chiamati rughe.

Tutti i tipi di rughe si possono fondamentalmente correggere con metodiche non chirurgiche, tranne quelle dovute alla perdita di tono per la forza gravitazionale, che necessitano di altri approcci terapeutici.

I materiali comunemente più usati sono:

– il collagene bovino

– l’acido ialuronico

La metodica maggiormente diffusa negli anni 90, era sicuramente quella dell’impianto di collagene nel trattamento estetico delle rughe. Una delle principali cause della formazione di una ruga, o di una cicatrice, è l’alterazione del collagene e dell’elastina normalmente presenti nella cute sana. Il collagene è la proteina quantitativamente più abbondante nel corpo umano; per la sua particolare struttura molecolare ha un’altissima resistenza alla tensione (una fibra di 1mm di diametro può sopportare un peso di 10-40 kg) e costituisce la componente strutturale principale dei tessuti connettivi, in particolare ossa, cute e tendini. Il collagene iniettabile viene estratto dalla pelle dei bovini e purificato.

L’acido ialuronico è già presente all’interno del nostro organismo sottoforma di mucopolisaccaride, cioè una macromolecola in grado di legare quantità variabili di acqua costituendo un reticolo tridimensionale ad alta idrofilia. Esistono due forme di acido ialuronico iniettabile: una di origine animale e una di sintesi. Quello di origine animale viene ottenuto dalle creste dei galli, mentre quello di origine sintetica viene ottenuto mediante una tecnica biochimica che utilizza lo streptococco equino. Quest’ultimo tipo di ialuronico è assolutamente privo di potere allergizzante ed è molto ricco di legami crociati il che comporta un’estrema biocompatibilità ed una maggiore durata nel tempo. L’acido ialuronico di origine sintetica una volta innestato nel derma superficiale si integra nel tessuto permettendo i normali scambi metabolici tra cellule. Il riassorbimento dell’acido ialuronico è dovuto allo stress meccanico che lo disgrega in frammenti e attraverso il sistema linfatico giunge al fegato dove in soli 3 minuti viene catabolizzato.

Come si esegue un impianto

L’iniezione viene fatta inserendo l’ago con un angolo del 30% circa, evitando di far scivolare l’ago negli strati più profondi dell’epidermide. La quantità di materiale impiantato varia a seconda della profondità della ruga da trattare. L’effetto del trattamento e la durata dipendono dal paziente stesso, dal tipo di pelle, dalla sua età, dal tipo di vita oltre che da un corretto posizionamento del materiale.

Numerose sono le tecniche d’impianto: tecnica a microponfi in serie, tecnica di scollamento, tecnica lineare profonda, tecniche combinate, tecnica Paris Lip. L’utilizzo di una tecnica corretta è la” conditio sine qua non “per un risultato duraturo.

Alcuni effetti indesiderati possono verificarsi seppure molto raramente; infatti l’eritema, l’edema o l’eventuale distribuzione non omogenea sono rari e di breve durata.

Tuttavia è meglio evitare l’applicazione di un filler in caso di malattie immunitarie, in pazienti soggetti a cheloidi e se il paziente sta seguendo un trattamento a base di cortisone.

LA CHIRURGIA ESTETICA DELLA MAMMELLA

LA CHIRURGIA ESTETICA DELLA MAMMELLA

La mammella è il simbolo di femminilità per eccellenza. Da sempre infatti, il seno è espressione di significati diversi che vanno dalla prosperità, al nutrimento, all’affetto, al calore materno, alla sessualità, alla bellezza, all’arte, fattori tutti che condizionano la donna a livello socio-culturale.

Il primo a giungere all’ideazione di canoni di bellezza ideale fu lo scultore greco del primo periodo classico Policleto di Argo (V secolo a.C.); oggi, pur potendo considerare tali canoni ancora validi, assistiamo a fenomeni paradossali: da una parte l’estrema magrezza ed esilità ostentata sulle passerelle, immagine di una donna androgina, forte (o estremamente fragile); dall’altra l’immagine prorompente di una donna dal seno troppo grosso rispetto a un fisico minuto, espressione di una femminilità talora grottescamente esuberante.

La chirurgia estetica della mammella mira a migliorare il seno mediante un aumento di volume, rassodandolo, rendendolo più giovane, di dimensioni proporzionate, senza imperfezioni; in altre parole mira a creare un seno bello ed esteticamente naturale. La bellezza e l’armonia della mammella si accompagnano al sentimento di autostima e di sicurezza nelle relazioni interpersonali, nella vita sessuale e nella maternità.

Tuttavia la forma, il volume e l’altezza del complesso areola-capezzolo (cac) vanno modificandosi a causa di vari fattori come variazioni dell’equilibrio ormonale e del peso corporeo, la gravidanza e l’allattamento, senza tralasciare il ruolo svolto dall’eredità genetica.

Durante il periodo dell’adolescenza normalmente la mammella si presenta tondeggiante, di volume contenuto e con il CAC localizzato a livello del quarto spazio intercostale. Tuttavia, sotto l’influenza dei fattori prima menzionati, la ghiandola mammaria potrà assumere aspetti che variano da dimensioni eccessive (gigantomastia) a ridotte (ipomastia), da uno sviluppo ghiandolare eccessivo (ipertrofia mammaria) sino, in rarissimi casi, all’assenza completa della mammella (amastia).

Durante il periodo della gravidanza e dell’allattamento si assiste a un costante e graduale aumento del volume mammario, che, al termine della lattazione, può ridursi drasticamente (atrofia mammaria) e andare incontro alla caduta della mammella (ptosi cutanea e/o ghiandolare).

Durante la menopausa la componente ghiandolare viene sostituita quasi completamente da tessuto adiposo, e come conseguenza di questo processo la mammella può aumentare o diminuire drasticamente di volume andando inevitabilmente incontro a ptosi.

Anche a livello cutaneo si manifestano cambiamenti importanti durante il corso della vita. Nella donna giovane la cute appare tonica ed elastica. Nella donna matura si verifica una diminuzione dell’elasticità con conseguente rilassamento e perdita di tensione che contribuiscono al progressiva e inevitabile caduta della mammella in toto.

La chirurgia estetica offre la possibilità di migliorare e ristabilire i canoni estetici classici della mammella, cercando un comune denominatore tra il desiderio della donna e la reale possibilità chirurgica da valutare caso per caso.

La mastoplastica additiva è l’intervento più richiesto nell’ambito della chirurgia estetica della mammella. Mediante l’inserimento di una protesi è possibile aumentare stabilmente il volume di mammelle piccole o “riempire” mammelle svuotate dopo un dimagrimento o una gravidanza. A seconda delle dimensioni e della pigmentazione dell’areola l’incisione necessaria a far passare le protesi attraverso la pelle può essere effettuata lungo il bordo dell’areola stessa, oppure nel solco sotto alla mammella o anche nel cavo ascellare. Le protesi possono essere inserite in una tasca ricavata sotto la ghiandola, se il tessuto di copertura presente è adeguato, mentre devono essere collocate sotto il muscolo gran pettorale se lo spessore di ghiandola e pannicolo adiposo è scarso.

Dopo la dimissione e per tutto il periodo di convalescenza é necessario seguire scrupolosamente le istruzioni fornite dal medico e sottoporsi a medicazioni e a controlli sino alla completa guarigione. Il dolore postoperatorio è di norma ben tollerato anche ricorrendo, se necessario, all’assunzione di analgesici. Nel caso in cui la protesi sia posizionata dietro al muscolo, nei primi dieci giorni dopo l’intervento bisogna limitare i movimenti che possono mettere in eccessiva tensione il pettorale (guidare, sollevare pesi, ecc). Talvolta si possono presentano ecchimosi (lividi), che hanno tendenza a migrare verso il basso, ma che scompaiono nel giro di poco tempo. Il gonfiore si riassorbe generalmente entro un mese.

Anche in seguito a questo intervento possono manifestarsi le complicazioni comuni ad ogni operazione chirurgica (ematomi, infezioni, cicatrici di cattiva qualità, ecc). Inoltre in alcuni casi la protesi può alloggiarsi in una posizione non corretta (troppo in alto o in basso o lateralmente o verso il centro) e diventa quindi necessario rimetterla al suo posto. Un’altra complicanza specifica della mastoplastica additiva è la contrattura capsulare. Normalmente attorno alla protesi si forma un involucro di tessuto fibroso che generalmente è sottile e flessibile. Tuttavia può accadere che esso si ispessisca e si contragga, comprimendo la protesi e rendendola più o meno dura ed immobile. Nella nostra casistica tale fenomeno si manifesta con un’incidenza di circa l’1%. La contrattura capsulare può iniziare in qualsiasi momento, anche a distanza di anni, ma più frequentemente si manifesta nei primi mesi dopo l’ intervento e, di solito, da un solo lato. Per trattare e risolvere questo problema, nelle forme lievi e iniziali a volte è sufficiente una decisa compressione esterna accompagnata da una terapia farmacologia, senza bisogno di intervenire chirurgicamente. Nei casi di contrattura capsulare più grave è necessario ricorrere invece ad una nuova operazione, che prevede di incidere e/o asportare la capsula troppo stretta e spessa.

La mastoplastica riduttiva ha lo scopo di rimpicciolire e rimodellare le mammelle di grosse dimensioni. Questo intervento determina la comparsa di due cicatrici cutanee; una attorno all’areola ed una verticale dall’areola sino alla base della mammella. In alcuni casi può essere necessaria un’ulteriore cicatrice lungo il solco inframammario. Questa operazione permette di eliminare, insieme al volume ed al peso eccessivi delle mammelle, anche i sintomi ad essi correlati, come il mal di schiena, l’arrossamento lungo le pieghe ed il solco creato dallo spallino del reggiseno.

Dopo la dimissione consigliamo di riservarsi un periodo di riposo di circa una settimana, nel quale evitare ampi movimenti e sforzi con le braccia. Conviene coprire le cicatrici con cerotti di carta per almeno due mesi, allo scopo di mantenerle sottili e piane e quindi meno visibili. Bisogna però sapere che la qualità ottimale delle cicatrici si raggiunge solo con la loro maturazione, quindi almeno uno o due anni dopo l’intervento. E’ normale che la sensibilità dell’ areola e del capezzolo diminuisca nell’immediato postoperatorio, ma nella maggior parte dei casi essa torna normale dopo alcuni mesi. La funzione dell’allattamento invece talvolta non è conservata (dipende dal tipo di operazione). Bisogna considerare peraltro che il risultato estetico dell’intervento potrebbe essere compromesso, almeno parzialmente, da una successiva gravidanza.

Generalmente la qualità delle cicatrici è ottima, anche se talvolta, a causa di una particolare reattività individuale, possono aumentare di consistenza e di spessore (cicatrici ipertrofiche o cheloidee) e/o allargarsi (cicatrici atrofiche). Nella rara eventualità in cui esitassero cicatrici di qualità scadente o piccole asimmetrie mammarie (normalmente in seguito a grosse riduzioni) potrebbe rendersi necessario un intervento di revisione.

In definitiva è opportuno ricordare che gli interventi di rimodellamento della mammella sono operazioni chirurgiche da non sottovalutare, che richiedono da parte del chirurgo estetico un’accurata conoscenza dell’anatomia e delle tecniche chirurgiche; risulta pertanto fondamentale rivolgersi a specialisti del settore.