FTIRIASI

La Ftiriasi è una malattia sessualmente trasmessa causata da un pidocchio denominato Phthirius pubis comunemente conosciuto col nome di piattola. L’insetto adulto della dimensione di 1-2 millimetri ha il corpo schiacciato ( da qui deriva il nome di piattola) e si aggrappa alla base dei peli della zona pubica ma può parassitare specie nell’uomo anche altre zone pilifere quali gambe, torace, ascelle e persino ciglia, sopracciglia e vibrisse.
E’ considerata una malattia sessualmente trasmissibile perché occorre un contatto diretto anche se è possibile contrarla anche con l’uso di asciugamani o effetti letterecci contaminati.
Con una lente d’ingrandimento è possibile osservare la piattola di colore grigio-marrone chiaro al livello dell’ostio follicolare che abitualmente è ferma, potendo comunque muoversi molto lentamente.
Sullo stesso pelo è possibile osservare la presenza di alcune uova dette lendini allungate e traslucide deposte dalla femmina e ancorate al fusto del pelo attraverso la saliva. E’ interessante osservare come questo “collante” possa essere sciolto non dall’acqua ma solamente dall’aceto. Dalle lendini originano prima le ninfe e poi i parassiti adulti in 2-3 settimane.
I sintomi accusati sono prurito intenso e talora piccole zone puntiformi di color ceruleo determinati dal morso dell’insetto.

MALATTIE DELLA PELLE E STRESS

MALATTIE DELLA PELLE E STRESS

Fin dall’antichità si è sempre saputo che i sentimenti e la emozioni producevano una certa ripercussione sull’organismo. Questo orientamento sostiene che la malattia nasce dal rapporto dell’individuo con il suo ambiente, per cui vengono presi in considerazione tanto l’aspetto psicologico quanto gli aspetti ambientali.

La medicina psicosomatica afferma dunque che l’emozione è spesso determinante nell’eziologia della malattia.

Se, ad esempio, l’espressione verbale dell’aggressività o dell’angoscia è ostacolata o bloccata, le scariche del sistema nervoso centrale vengono orientate verso il sistema vegetativo provocando disturbi patologici nella funzionalità degli organi (caratteristica presente nei depressi).

Fu F. Alexander(1891-1964) psicoanalista statunitense di origine ungherese il principale ideatore della medicina psicosomatica.

La malattia somatica ha un riflesso psichico e può determinare dei circoli viziosi fra psiche e soma e viceversa, che alimentano il perpetuarsi della malattia.

Per comprendere come un fenomeno psichico possa interessare la cute, dobbiamo ripercorrere lo sviluppo embrionale, durante il quale dallo stesso strato di cellule (foglietto embrionario detto ectoderma) si differenzia sia la pelle che il sistema nervoso, che rimangono intimamente collegati.

Per la psicologia moderna, in particolare per quella ad orientamento psicodinamico, il contatto “cute della madre-cute del neonato” (fase simbiotica) è fondamentale fattore determinante per lo sviluppo psichico del bambino e quindi per le dinamiche emotivo-affettivo-cognitive e per la costruzione dello “ schema” e dell’”immagine” del corpo e quindi della personalità del soggetto.

Quale superficie avvolgente tutto il corpo, la pelle è contemporaneamente organo di separazione/confine da quanto è fuori di noi e struttura di comunicazione/relazione con il mondo esterno, non solo fisicamente ma anche simbolicamente.

Le Malattie da stress

Si tratta di patologie, in genere di natura multifattoriale, provocate o aggravate da una situazione stressante persistente, che non si risolve. In termini fisiologici da un’alterazione protratta nel tempo del sistema neurovegetativo ed endocrino.

Lo stress cronico può contribuire ad aggravare o a scatenare diverse malattie della pelle.

Esistono delle dermatosi in cui la componente emotiva ed il disagio psichico funge da fattore aggravante (psoriasi, lichen ruber planus, dermatite atopica, l’acne).

Esistono anche condizioni intermedie in cui, su una base di predisposizione individuale, lo stress psichico induce l’evento morboso (alopecia areata).

Le malattie della pelle possono essere legate a :

Condizioni di origine strettamente psicologica: nevrosi ipocondriache per i parassiti, per le malattie sessualmente trasmesse, per i nei, onicofagia, tricotillomania, escoriazioni neurotiche, patomimie (escoriazioni autoindotte, esiti cicatriziali e pigmentari da schiacciamento delle pustole davanti allo specchio, colpisce quasi esclusivamente le donne, quasi sempre giovani, distinte, di elevato grado culturale; dismorfofobie ( in cui la persona si sente brutta, o “fatta male”, con frequente ricorso a cure estetiche o ad interventi di chirurgia plastica).

Condizioni con forte partecipazione di fattori psicologici: iperidrosi, disidrosi, sd. di Raynaud, prurito sine materia, orticaria cronica, dermatite atopica, alopecia areata.

Condizioni a base genetica, costituzionale ed ambientale il cui decorso è influenzato da fattori psicologici: dermatite seborroica, acne, rosacea, dermatite periorale, lichen ruber planus, psoriasi, vitiligo, malattie infettive come herpes simplex, zoster, verruche, condilomi, afte.

In conclusione si specifica che la causa di un problema cutaneo non necessariamente deve essere ricercata in un avvenimento emotivo.

IL MASSAGGIO ENDODERMICO

IL MASSAGGIO ENDODERMICO

Tecnica studiata e progettata in Francia negli anni ’70, il Massaggio Endodermico era inizialmente utilizzato nella fisioterapia cutanea per trattare cicatrici, ustioni, ecc.

Successivamente si è visto che tale massaggio si dimostrava utile per compensare le insufficienze micro circolatorie, arteriose, venose o linfatiche e per favorire la riduzione degli inestetismi della Pannicolopatia Edemato Fibro Sclerotica (P.E.F.S.) detta comunemente Cellulite.

L’apparecchio utilizzato per questo tipo di massaggio non è assolutamente invasivo, anche se utilizzato in modo non corretto può causare danni seppur minimi.

Si tratta di una macchina con degli appositi rulli scorrevoli ed un tubo aspirante. I rulli, montati su un manipolo, si possono muovere in senso rotatorio o in senso longitudinale, esercitando delle pressioni sulla cute alternativamente positive o negative ( come una ventosa che aspira ) provocando una distensione verticale del tessuto con conseguente riattivazione circolatoria e mobilizzazione del grasso sottocutaneo. Variando la velocità di scorrimento dei rulli, la frequenza, e la potenza di aspirazione, si possono trattare svariati inestetismi cutanei.

L’effetto principale è di stimolazione del metabolismo e della vascolarizzazione tessutale, seguito da quello di linfodrenaggio e depurazione del tessuto stesso.

MECCANISMO D’AZIONE:

L’associazione della pressione positiva e di quella negativa del manipolo determinano un “danno” adipocitario, in maniera tale da rimodellare il contorno cutaneo per effetto della migliore ripartizione del grasso sottocutaneo.

Il massaggio endodermico ha dimostrato a livello del tessuto cutaneo un miglioramento del flusso linfatico e vascolare e del metabolismo delle cellule adipose e dei fibroblasti. Clinicamente si ha un miglioramento dell’edema della PEFS e dell’aspetto e della tonicità cutanea.

Generalmente si consigliano 15-20 sedute a cadenza bisettimanale della durata di circa 30-40 minuti. Non essendo traumatico si può fare in ogni periodo dell’anno. E’ consigliato usare il manipolo direttamente sulla pelle senza indumenti o tutine che possano impedire una visione corretta, importante per evitare danni potenziali. Infatti non sapere se sotto il manipolo c’è una zona cutanea con capillari può determinare un danno con rottura degli stessi. I migliori risultati si ottengono associando il massaggio endodermico alla dieta ed all’attività fisica.

RISULTATI:

Miglioramento del tono cutaneo

Effetto lifting della superficie cutanea

Redistribuzione dei depositi di grasso

Stimolazione della produzione di collagene

Miglioramento della P.E.F.S. (cosiddetta cellulite)

Miglioramento del metabolismo

Rimodellamento del profilo cutaneo

IL MEDICO ESTETICO

IL MEDICO ESTETICO

La Medicina Estetica si occupa della costruzione dell’equilibrio psico-fisico dell’individuo sano, che potrebbe vivere con disagio la propria vita per un inestetismo mal accettato e finalizza il suo intervento al raggiungimento e mantenimento della salute come espressione di benessere e non come assenza di malattia.

Chi si rivolge, oggi, al medico estetico richiede, oltre alla correzione dell’inestetismo dichiarato quando presente, una prescrizione utile per migliorare la qualità di vita relativa alla propria età per mantenere negli anni una condizione fisica e mentale ottimale.

La Medicina Estetica è diventata negli ultimi venti anni una reale medicina preventiva: la correzione possibile dell’inestetismo denunciato rappresenta, infatti, il momento finale di un percorso più articolato nel quale, dall’inquadramento generale del paziente, si trae lo spunto per una educazione preventiva. In questo contesto, non infrequentemente, accade di evidenziare patologie non sospettate e, quindi, non ancora diagnosticate.

L’approccio diagnostico in Medicina Estetica, deve prevedere per essere correttamente eseguito, di un esame anamnestico e di un esame obiettivo tradizionali e mirati alla domanda, supportati da una serie di valutazioni morfologiche e funzionali che permettono di inquadrare I’inestetismo clinico denunciato nell’ambito di una valutazione globale.

L’esame anamnestico sarà condotto secondo la tradizione con una particolare attenzione alla raccolta dei dati sulle abitudini di vita, soprattutto sul modo di condurre l’alimentazione quotidiana con la redazione di un diario alimentare settimanale, sul tipo di attività fisica e la sua frequenza settimanale, sul vissuto psicologico nei suoi aspetti cognitivi, affettivi e comportamentali, sulla qualità gestionale cosmetica della pelle.

L’esame obiettivo ripercorrerà l’iter medico prendendo in considerazione gli apparati sensoriale, cutaneo, respiratorio, cardiovascolare, gastrointestinale, urogenitale con particolare determinazione sull’apparato coinvolto dall’inestetismo dichiarato.

La valutazione psicologica, che definisce il profilo psicologico dell’utente con I’ausilio anche di questionari, indaga sulla risposta emotiva che I’inestetismo produce al soggetto.

L’elaborazione dei dati ottenuti con la valutazione morfo-antropometrica permette di conoscere I’habitus, la storia ponderale del paziente, il peso ideale soggettivo, la massa magra, la quantità totale di acqua mediante metodologie di analisi della composizione corporea per stabilire i target ponderali e l’eventuale recupero ponderale e metabolico.

La valutazione posturale, effettuata dal punto di vista statico e dinamico, permette di rilevare disarmonie morfologiche, distonie muscolari e i punti di carico sulla volta piantare.

La valutazione della capacità fisica prenderà in considerazione l’attitudine del soggetto a compiere uno sforzo fisico congruo e la mobilità articolare.

La valutazione angiologica degli arti inferiori evidenzierà un’eventuale condizione di insufficienza circolatoria.

La valutazione ecografica dell’ipoderma permetterà di distinguere I’adiposità localizzata in eccesso dalla pannicolopatia edematofibrosclerotica (“cellulite”) nei suoi stadi evolutivi.

La valutazione dei parametri fisiologici della pelle per mezzo di misurazioni e test cutanei fornirà dati utili sulle difese della cute per la formulazione di una diagnosi cosmetologica di biotipo e per la determinazione del fototipo.

La valutazione ematochimica routinaria, arricchita, al bisogno, da indagini di laboratorio, secondo l’età e le necessità del soggetto esaminato, suggerite dagli specialisti che collaborano nell’ambito di una unità multidisciplinare di Medicina Estetica, può dare informazioni utili sul comportamento di alcuni ormoni implicati nel processo di invecchiamento e di adattamento dell’organismo a situazioni stressanti.

l risultati di queste valutazioni, quasi tutte realizzate con “test da campo” come il doppler acustico nella valutazione angiologica o il sebometro ed il corneometro nella valutazione cutanea, si aggiungono ai dati scaturiti dall’esame anamnestico e dall’esame obiettivo permettendo un più completo inquadramento dello stato fisiologico e parafisiologico dell’esaminato, rinviando alle specialità mediche e chirurgiche afferenti, quando di competenza, l’affinamento diagnostico di un eventuale quadro patologico riscontrato.

L’approccio diagnostico in Medicina Estetica, così correttamente eseguito, permette innanzitutto la formulazione di un più preciso progetto di prevenzione dell’invecchiamento generale e cutaneo, che rappresenta l’aspetto fondamentale dell’impegno della Medicina Estetica, e altresì di concertare un programma correttivo per il “disagio” dichiarato, sia esso relativo all’invecchiamento cutaneo che alle disarmonie della silhouette, da realizzare anche con la collaborazione di altre specialità mediche e chirurgiche per quelle indicazioni che reclamano interventi specialistici.

Il medico estetico deve avere caratteristiche peculiari che lo distinguano per preparazione internistica e specialistica. Il medico estetico deve potenziare l’equilibrio psicofisico dell’individuo/paziente per una qualità della vita intesa secondo le indicazione O. M. S.

Attraverso un percorso diagnostico personalizzato, in considerazione dell’unicità dell’individuo, il medico estetico deve essere in grado di dare risposte alle richieste di correzioni degli inestetismi denunciati dal paziente.

Nella pratica, la Medicina Estetica opera nei seguenti campi d’azione:

– inquadramento diagnostico e trattamento delle disarmonie fisiche e delle alterazioni estetiche costituzionali

– inquadramento diagnostico e trattamento delle sequele inestetiche delle malattie e degli incidenti traumatici

– inquadramento diagnostico e trattamento dell’invecchiamento generale

– inquadramento diagnostico e trattamento dell’invecchiamento cutaneo

– inquadramento diagnostico e trattamento dell’obesità generale

– inquadramento diagnostico e trattamento della cosiddetta cellulite e della frequente relativa insufficienza venosa e linfatica degli arti inferiori

PRINCIPALI INTERVENTI IN MEDICINA ESTETICA

Prescrizione cosmetologica mirata

Impianto di Filler riassorbibili

Peeling

Biostimolazione dermica

Chemodenervazione

Mesoterapia

Idrolipoclasia ultrasonica a 3MHz

Scleroterapia

Drenaggio linfatico manuale

Pressoterapia

Elettrostimolazione muscolare

Radiofrequenza

Laserterapia ablativa e non ablativa

Luce Pulsata Intensa per fotoringiovanimento e depilazione

Inestetismi del capillizio

LA MELATONINA

LA MELATONINA

Alla luce delle innumerevoli azioni biologiche delle melatonina, e delle sue interazioni con diversi sistemi (nervoso, cardiovascolare, metabolico, immunitario) è facile capire come vi corrisponda un ampia gamma di applicazioni.

Jet-lag

Con il termine jet-lag si intendono le conseguenze fisiologiche dalla variazione di fuso orario. Consiste essenzialmente in uno sfasamento del ritmo sonno-veglia con insonnia o risveglio mattutino, mal di testa, fatica a pensare lucidamente, irritabilità, costipazione e riduzione delle difese immunitarie.

Il disturbo è proporzionale al numero di ore di sfasamento e diventa consistente quando vengono superati almeno quattro fusi orari. La melatonina è l’unica sostanza la cui efficacia sia stata dimostrata in questo disturbo. E’ sufficiente somministrare pochi milligrammi di melatonina, prima che avvenga lo sfasamento temporale, per mantenere la normale sincronizzazione circadiana.

Sonno

L’azione della melatonina esogena sulla regolazione del sonno avviene nelle stesse modalità di quella endogena.

La somministrazione di melatonina 2 ore prima di andare a letto è in grado di ridurre la fase di latenza del sonno in individui con insonnia. L’effetto sulla qualità del sonno aumenta progressivamente con il trattamento e non vi sono né effetti di accumulo né di desensibilizzazione. Tali dati sono stati ottenuti in individui anziani con problemi di insonnia, dove i livelli plasmatici di melatonina sono scarsi, tuttavia in uno studio è stato evidenziato che, anche in individui giovani, con normali livelli di melatonina, la somministrazione acuta di melatonina è in grado di migliorare la velocità di addormentamento e la qualità del sonno anche in un ambiente di elevata rumorosità.

Sindrome stagionale depressiva

Tali disordini emotivi colpiscono le persone i cui bioritmi non si adattano ai cambiamenti stagionali. L’azione benefica della melatonina nelle sindromi depressive è stata dimostrata grazie a degli studi che hanno messo in relazione tali patologie con livelli plasmatici molto bassi della melatonina stessa. Nei pazienti soggetti a depressione si nota un’elevata quantità di cortisone.

Questo steroide è sintetizzato in maggior quantità in particolari condizioni di stress e ha un effetto inibitorio sull’N-acetil-transferasi. Ne segue diminuzione della secrezione di melatonina. Lo scopo della somministrazione esogena è pertanto quello di andare a ripristinare i fisiologici livelli plasmatici, mettendo un freno all’azione cortisteroidea.

Antiaging

L’azione antiradicalica, immunostimolante e protettiva cardiovascolare fanno della melatonina un valido alleato della salute. Poiché con l’età la secrezione della melatonina tende a diminuire, la somministrazione serve essenzialmente a mantenerne alti i livelli garantendo una prevenzione nella senescenza. L’azione cardiovascolare come antiaggregante risulta particolarmente efficace nel contrastare l’aterosclerosi; mentre la protezione neuronale dai danni radicali allieva i sintomi della sindrome di Alzheimer e del morbo di Parkinson. Riguardo la sindrome di Alzheimer sono state inoltre evidenziate correlazioni tra ridotti livelli di melatonina nel liquido cerebrospinale e maggiore precocità nello sviluppo di tale patologia.

Colesterolo

L’azione cardiovascolare della melatonina non si esaurisce con l’effetto antiaggregante, può essere intesa infatti anche come regolatrice del livello di colesterolo. Poiché interviene nel bloccare la perossidazione lipidica, è efficace nel proteggere da tale danno le HDL e LDL, lipoproteine deposte al trasporto del colesterolo, e riduce il livello di trigliceridi nel sangue.

Date le molteplici azioni e le sue possibili applicazioni possiamo considerare la Melatonina una valida alleata della salute e importante fattore di prevenzione.

MESOTERAPIA

MESOTERAPIA

La mesoterapia nasce per caso in Francia circa 60 anni fa, grazie alle intuizioni del Dottor Pistor che curava un anziano calzolaio asmatico e sordo, con trattamento endovenoso di procaina (a quel tempo impiegato nell’asma con risultati soddisfacenti ma fugaci). Dopo la prima endovenosa, il paziente non ebbe alcun sollievo ai suoi disturbi respiratori, ma notò che durante la notte successiva all’iniezione intese benissimo i battiti di un orologio a pendolo nella sua stanza, cosa che non avveniva da diversi anni. A questo punto Pistor provò a somministrare la procaina per via sottocutanea il più vicino possibile all’orecchio. I risultati furono sorprendenti perché oltre al miglioramento dell’udito si verificava la scomparsa di sintomi concomitanti (vertigine,eczemi del condotto uditivo). Se le iniezioni locali di procaina possedevano tali proprietà, perché non estendere l’uso ad altri settori? Pistor intuisce le grandi possibilità di questa tecnica ed alla procaina aggiunge di volta in volta altri farmaci indicati nelle patologie da trattare.

Nasce così la mesoterapia, come tecnica che permette di introdurre il farmaco solo là dove serve,ottenendo in questo modo il massimo risultato col minimo degli effetti indesiderati che ogni farmaco può determinare. La metodica consiste nell’iniezione intradermica di sostanze farmacologiche in prossimità della sede di patologia. L’iniezione intradermica ha lo scopo di ritardare l’assorbimento del medicamento e va eseguita sulla proiezione cutanea della lesione per consentire alle molecole del farmaco di legarsi ai recettori locali prima che venga convogliato nella circolazione sistemica.

Questa tecnica è particolarmente utile nel curare:

  • le malattie dell’apparato locomotore;

  • le flebolinfopatie;

  • alcune affezioni di competenza dermatologica;

  • la pannicolopatia edemato fibrosclerotica ( “cellulite” );

  • le adiposità localizzate.

Perciò, l’introduzione per via intradermica porta alla formazione di pacchetti deposito di principi attivi che vengono liberati gradualmente, nella zona circoscritta,nell’arco di 5-6 giorni. Tutto questo assicura una determinata concentrazione di farmaci nella zona da trattare, l’assenza di effetti sistemici (è piccolissima la quantità di farmaco che viene liberato in circolo) e la possibilità di rallentare la frequenza del trattamento (fase acuta 1˚ volta la settimana, mantenimento ogni 15-30 giorni).

E’ importante introdurre il principio attivo strettamente nel derma e questo può essere fatto utilizzando degli aghi sottilissimi di 4mm di lunghezza con un’inclinazione di 45˚ e assicurandosi di formare un pomfo. Nel trattamento della cosi detta“cellulite” la Mesoterapia viene utilizzata sia per introdurre farmaci ad attività lipolitica utili per sciogliere il grasso, sia per introdurre farmaci ad azione flebotonica per migliorare la circolazione di sangue e linfa.

Sono sufficienti dalle 6 alle 10 sedute a cadenza settimanale per cancellare o quantomeno per ridurre fortemente gli inestetismi e i sintomi legati alla “cellulite”.