CIBO E UMORE

CIBO E UMORE

CIBO E UMORE

Il cibo ha un grande potere: usandolo nel modo giusto può stabilizzare e migliorare il nostro umore.
Negli Stati Uniti gli studiosi notano che l’aumento dell’incidenza dell’obesità va di pari passo con l’aumento dei casi di depressione e disordini dell’umore.
E anche se alcuni esperti sostengono che non va confuso il cattivo umore con le vere e proprie malattie mentali, altri sono convinti che una dieta sana possa avere potenti effetti curativi.
In generale, il modo più efficace di stabilizzare l’umore è seguire una dieta equilibrata; questo, insieme all’ attività fisica, aiuta a tenere costante il livello di endorfine.
Ci sono poi dei cibi, secondo i maggiori esperti di nutrizione e psicologia statunitensi, che possono influenzare positivamente l’umore.
Si tratta di: salmone e pesci grassi (anche le sardine); il latte; il caffè; la cioccolata; piccole quantità di alcool; le noci brasiliane; il siero di latte; gli spinaci.
Ci sono poi i cosiddetti cibi consolatori, i quali variano da persona a persona a seconda della genetica, ma anche delle situazioni contingenti.

NARCISISMO E MEDICINA ESTETICA

NARCISISMO E MEDICINA ESTETICA

Una certa quota di narcisismo ha sempre permeato tutte le civiltà, anche quelle più primitive, ed è da ritenersi normale. E’ questo che, in misura equilibrata, è responsabile della realizzazione e del progresso del singolo uomo in prima istanza e, quindi, della Società.

D’altra parte non si può negare che la società odierna è permeata da una cultura che potremmo definire ”non fisiologicamente narcisistica”. Essa infatti, sotto la spinta di un consumismo sempre più invadente, sembra essere sempre più tesa a valorizzare la ricchezza più che l’onestà o la saggezza, la notorietà prima che la dignità, il successo più che il rispetto di sé. Oltre il traguardo della bellezza ed efficienza, oggi la nostra società propone il mito della giovinezza ad ogni costo. Paradossalmente, ora che la Scienza medica ed il benessere hanno prolungato l’età media ed allontanato l’epoca dell’invecchiamento, il mondo del lavoro sembra non avere più posto per i cinquantenni, mentre pullulano palestre per fitness e body building, solarium e saloni di bellezza; fioriscono prodotti mirabolanti che con la involontaria complicità degli sprovveduti acquirenti, raggiungono fatturazioni da record promettendo l’impossibile.

Quindi oggi, più che qualche decennio fa, la medicina estetica è costretta a tracciare un solco, sempre più sottile, tra normalità e patologia in senso lato, non comprendendo in questo termine solo le sindromi riconosciute dalla psichiatria, come il d.n.p., ma anche tutte quelle situazioni limite che fanno capo ad un narcisismo esagerato. Senza voler dettare delle impossibili “norme”, o voler trasformare ogni cultore della medicina estetica in un fine, e per altri versi dispotico psicologo, crediamo che sia necessario sottolineare:

la presenza di questi stati psicologici che possono portare a richieste di prestazioni di medicina estetica immotivate, o esagerate sul piano della frequenza o quantità o qualità;

il diritto-dovere, da parte dell’operatore, di opporsi a tali richieste abnormi;

la necessità, per l’operatore, di non farsi trascinare dal suo senso estetico o dalla vanagloria professionale, ma di valutare sempre la propria opera in un quadro realistico di beneficio globale, non solo estetico, per il paziente;

l’opportunità di una stretta collaborazione, nei casi appena men che chiari, con uno psicologo esperto in questo campo, capace anche di una valutazione con test di personalità, che potranno essere molto utili in senso medico legale in caso di eventuali contestazioni.

IL NARCISISMO

IL NARCISISMO

Attualmente si fa un uso piuttosto generico del termine Narcisismo, indicando con esso un eccessivo amore di sé: si parla infatti di difese narcisistiche, ferite narcisistiche, trauma narcisistico, disturbo narcisistico di personalità, spaziando ampiamente dal campo della normalità a quello della patologia.

Chiariamo allora che per narcisismo intendiamo una istanza psichica strettamente collegata con la formazione dell’Io e l’identità del soggetto.

Mentre l’Io è la funzione che collega l’individuo con l’esterno, il narcisismo rappresenta l’istanza fondamentale che regola quella continua necessaria tensione del soggetto tra il desiderio-bisogno di rapportarsi con l’altro, che implica la dipendenza, ed il desiderio-bisogno di essere riconosciuto, che implica l’identità e l’autonomia.

A seconda della inclinazione maggiore o minore verso il polo della dipendenza o verso quello dell’autonomia il soggetto vedrà variare anche il suo vissuto corporeo ed il suo modo di rapportarsi agli altri.

Per comprendere le manifestazioni di un narcisismo distorto, disarmonico, possiamo ricorrere ad una breve descrizione della sintomatologia clinica del cosiddetto “disturbo di personalità narcisistico” (D.N.P.), in quanto essa ci può far comprendere anche le caratteristiche dei semplici tratti di personalità, che sono simili, ma molto meno accentuate, così da rientrare nell’ampio range della cosiddetta “normalità”

In genere pazienti con d.n.p., nelle relazioni con gli altri, fanno riferimento, con una frequenza inconsueta, a sé stessi, mostrando un grande bisogno di essere amati ed ammirati, indice di un evidente contrasto con il concetto ipertrofico del loro (falso) Sé.

La vita affettiva è caratterizzata dal bisogno costante di essere apprezzati ed ammirati, e si sentono inquieti, diventando irritabili ed aggressivi, quando gli oggetti esterni che sostengono la loro grandiosità, vengono meno.

C’è una notevole ostilità repressa ed una invidia che porta ad idealizzare gli oggetti da cui si attendono benefici narcisistici, mentre svalutano e disprezzano tutti coloro da cui non si aspettano niente o che non si conformano ai loro bisogni ed aspettative.

In genere il rapporto con gli altri è basato su di uno sfruttamento più o meno intenso, che è legato alle loro incapacità di comprendere e immedesimarsi nell’altro.

E’ come sé fossero convinti di avere il diritto di controllare e possedere gli altri, di utilizzarli senza alcun senso di colpa e spesso dietro una facciata a volte brillante ed affascinante (Fairbairn) si avverte una notevole freddezza ed indifferenza.

L’assenza, in quei soggetti, di qualsiasi capacità empatica, la rabbia cronica, spesso repressa, l’ipertrofia del Sé, il controllo onnipotente uniti alla svalutazione dell’altro, costituiscono il falso Sé del disturbo narcisistico di personalità.

Nelle persone in cui la strutturazione del carattere non ha subìto danni così intensi, possiamo ritrovare solo alcuni dei tratti su descritti, più o meno ben dissimulati.

Ciò che accomuna le personalità narcisistiche, arrivino o no ad una vera patologia psichica, è dunque questo eccessivo investimento nella propria immagine. I narcisisti negano i sentimenti in contrasto con l’immagine che inseguono. Si tratta quindi di un’immagine più apparente che reale, tesa a cogliere consensi più che vero affetto, più esteriore che interiore, “estetica” più che psichica.

IMMAGINARE DI MANGIARE PER CONTENERE L’APPETITO

IMMAGINARE DI MANGIARE PER CONTENERE L’APPETITO

Un esperimento della Carnegie Mellon University ha evidenziato che quando le persone che facevano da cavia si immaginavano di mangiare M&M’s o chips al formaggio, avevano la tendenza a non consumare realmente i cibi. “Penso, dunque sono sazio, si potrebbe esclamare parafrasando ironicamente Cartesio. In realtà l’effetto contrario, già riconosciuto, è meno sorprendente: pensare al cioccolato fa aumentare il desiderio di mangiarlo. In sostanza basta invertire i termini dell’oggetto e dell’azione: immaginare di assaggiare cioccolato fa passare la voglia di mangiarlo. La fantasia può dunque colmare in qualche maniera l’appetito, ma l’effetto è limitato al cibo immaginato: chi fantasticava di inghiottire M&M’s, aveva comunque voglia di formaggio e viceversa.
La ricerca si basa essenzialmente sull’idea che le immagini mentali possono influenzare le emozioni e le tendenze di risposta e di conseguenza, l’esito complessivo degli eventi correlati.

La scommessa degli scienziati, al di là delle applicazioni utili alla dieta, è di cercare di capire come utilizzare questa tecnica per la prevenzione del consumo di cibi dannosi o di droghe ed altre sostanze che provocano assuefazione.

L’AUTOSTIMA

L’AUTOSTIMA

L’autostima è una componente del nostro benessere psicologico, è la valutazione che noi diamo a noi stessi e il giudizio che ne deriva.

E’ il risultato del confronto delle proprie caratteristiche e capacità, con quelle altrui. E’ un confronto tra come siamo e come vorremmo essere. Se ci valorizziamo la nostra autostima sarà alta, se ci svalutiamo sarà bassa.

Lo psicologo William James (1842-1916), è stato tra i primi a notare che alcune persone con scarse abilità, sembravano dotate di una sicurezza di sé maggiore di persone più valide, ma che diffidavano delle proprie qualità.

Chi sente una bassa autostima, si sente insicuro delle proprie capacità, evita di agire per paura di sbagliare, ha maggior difficoltà a risolvere una situazione problematica, e quando vive un insuccesso lo attribuisce a se stesso, quando vive un successo tende a svalutarlo.

La bassa autostima non è una condizione permanente, ma varia a secondo dei momenti della nostra vita.

Bisogna valutare diversi aspetti come fare chiarezza con se stessi, cosa si vuole nella propria vita, quali sono i valori più importanti, le proprie aspettative, i propri obiettivi e come agire per raggiungerli.

Saper riconoscere i propri punti di debolezza, i nostri limiti e le nostre capacità, in modo di modificare l’immagine che abbiamo di noi stessi.

Cercare di risolvere situazioni difficili senza timore, assumersi le responsabilità delle proprie scelte, vivendo così in maniera consapevole gli eventi.

L’importante è sapere quali sono i nostri obbiettivi, ciò che ci piace e sappiamo fare bene, e raggiungere ciò che ci siamo prefissi.

L’AUTOSTIMA DEI FIGLI

L’AUTOSTIMA DEI FIGLI

L’autostima ha radici profonde, già nell’infanzia. E’ fondamentale crescere un bambino sicuro di sé, che sarà un adulto sereno e consapevole. La mancanza di autostima può causare disturbi nell’adulto es: bulimia, anoressia, dipendenze, difficoltà nelle relazioni interpersonali e nei legami affettivi.

E’ importante educare il bambino a fidarsi di sé stesso, delle proprie capacità, e delle proprie emozioni. I bambini cominciano a costruirsi la propria immagine di sé dal comportamento che i genitori hanno nei loro confronti, e da come gli altri reagiscono ai loro comportamenti. I figli cercano l’approvazione degli adulti, soprattutto quella dei loro genitori. I bambini con bassa autostima hanno un senso d’inferiorità, tendono ad essere più solitari, e hanno difficoltà a relazionarsi con gli altri. I bambini con alta autostima sono più attivi, hanno più richieste, hanno più fiducia in se stessi e anche la capacità di fronteggiare eventuali giudizi negativi altrui.

L’autostima dei figli rispecchia spesso quella dei genitori, per questo è importante, che si trasmetta loro un’immagine positiva di se stessi. Vanno valorizzati non solo i risultati positivi, ma soprattutto gli insuccessi, valorizzare il loro impegno incoraggiandoli in ciò in cui non riescono. Spesso i nostri ragazzi hanno sentimenti autosvalutanti ed è lì che dobbiamo dare tutto il nostro sostegno e fiducia. La famiglia e le altre figure di riferimento che ruotano attorno al bambino, dovrebbero coinvolgere il bambino in esperienze “costruttive” che facilitano il raggiungimento di obiettivi positivi.

Dobbiamo insegnare ai nostri figli a crescere imparando dagli errori, a non aver paura di aver sbagliato, dimostrandogli di amarli incondizionatamente, per quello che sono e non per quello che fanno.

Amare e proteggere i nostri figli, fa sì che loro si sentiranno sicuri del nostro amore, cresceranno sicuri di sé, in modo più armonioso con se stessi e gli altri.