L’OLIO NELLA COSMESI

L’OLIO NELLA COSMESI

Da sempre l’olio è stato usato come emolliente ammorbidente e anti-infiammatorio in tutti gli stati di secchezza e desquamazione cutanea. Negli ultimi anni è stato dimostrato che l’olio d’oliva ha una composizione in grassi (trigliceridi) molto simile al sebo della cute e tra i lipidi naturali è quello con la maggiore affinità per lo strato lipidico della pelle. L’olio di oliva è inoltre ricco vitamina E in grado di contrastare l’invecchiamento delle cellule causato dai radicali liberi, vitamina A che impedisce la secchezza delle mucose, carotenoidi, che, dopo l’assorbimento vengono trasformati in retinolo, un vero nemico dei radicali liberi, e squalene, un idrocarburo presente anche nelle secrezioni sebacee degli esseri umani. Quest’ultimo permette all’olio di oliva di penetrare negli strati più profondi della pelle e di riformare il filo idrolipidico, indebolito dai raggi solari e dai detergenti. Per tutte queste innumerevoli proprietà, oggi l’olio di oliva viene esaltato dalla scienza moderna non solo per sue straordinarie qualità in campo dietetico, ma anche in medicina e in cosmetologia.

E’ ormai conosciuta l’importanza che nella cosmesi è stata data ai prodotti naturali, sui quali noti centri di bellezza hanno basato in maniera sempre più consistente i loro programmi: massaggi e interi trattamenti per il corpo, per i capelli e per le unghie, sono stati realizzati all’olio d’oliva.
L’olio d’oliva trova largo impiego in cosmesi anche perché è la sostanza che meglio porta nutrimento e acidifica la cute e può essere utilizzato per impacchi, bagni, maschere ed emulsioni dopo-bagno. Secondo la tradizione e’ anche valido contro la debolezza e la caduta dei capelli in quanto riesce a nutrire in profondità il bulbo pilifero irrobustendolo. Usato regolarmente nel massaggio, regala una pelle luminosa, dall’aspetto rilassato. Dopo il bagno è un ottimo tonificante e rivitalizza la cute resa secca dall’acqua calcarea e la rende levigata e luminosa. Non dovrebbe mai mancare nemmeno nelle lunghe esposizioni solari estive in quanto recenti studi hanno dimostrato che fa penetrare i raggi ultravioletti, tuttavia, grazie alle sue proprietà antiossidanti, riesce a proteggere dai loro danni.                                       

Per la pelle secca: mescolare un rosso d’uovo, due cucchiai di miele integrale e un cucchiaino di olio di oliva. Lasciare in posa per circa 20 minuti e sciacquare con acqua tiepida.


Per la pelle grassa e lucida: massaggiare giornalmente la pelle con olio di oliva con movimenti circolari e risciacquare con acqua tiepida.


Per alleviare i dolori muscolari: mescolare un cucchiaio di olio insieme a tre gocce di essenziale di rosmarino e massaggiare la parte dolorante.


Per eliminare i residui di ceretta: dopo una depilazione utilizzare un batuffolo di cotone intriso in olio di oliva e avrete gambe morbide.


Per rimuovere con facilità le cuticole, ovvero le fastidiose ed antiestetiche pellicine, è sufficiente immergere le dita in un bicchierino d’olio lasciandovele per qualche minuto. Le pellicine si ammorbidiranno e potranno essere spinte verso l’interno dell’unghia mediante un apposito bastoncino.


Se le vostre unghie si sfaldano: rinforzatele con un unguento di olio di oliva e succo di limone in parti uguali.


Frizioni anti-cellulite: fate macerare, per 48 ore, 5 foglie sminuzzate di edera in ¼ di litro di olio d’oliva, quindi filtrate e utilizzate l’olio per massaggiare le zone colpite da cellulite e adipe.


I capelli: se la chioma appare spenta e opaca, è il caso di provare un trattamento completo all’olio di oliva: a cinque cucchiai d’olio unire il succo di un limone; massaggiare i capelli con questa emulsione e lasciare in posa per mezz’ora, poi lavare sempre utilizzando uno shampoo delicato.

TRATTAMENTI ANTICADUTA DEI CAPELLI

TRATTAMENTI ANTICADUTA DEI CAPELLI

Fitoterapici


E’ ormai certo che molti rimedi naturali sono altrettanto efficaci rispetto a molti farmaci senza avere effetti collaterali negativi. L’uso di erbe permette il raggiungimento di ottimi risultati. E’ stato osservato che le tinture madri di Viola Tricolor, Rumex acetosa, Saponaria officinalis e il Platanus orientalis oltre ad una spiccata azione depurativa determinano una riattivazione della matrice del pelo.


Finasteride


E’ un farmaco che nasce per il trattamento dell’ipertrofia della prostata. L’osservazione che i pazienti in trattamento vedevano ricrescere i loro capelli ha portato ad utilizzarlo nei pazienti con alopecia androgenetica. Risultati ottimi specie per i più giovani.

Minoxidil


Farmaco usato per la cura dell’ipertensione è l’unico che applicato sul cuoio capelluto è in grado di stimolare la crescita dei capelli. Ha la proprietà di invertire il processo di miniaturizzazione follicolare e di produrre capelli terminali. E’ indicato nel trattamento sintomatico dell’alopecia androgenica. Non è stata appurata l’efficacia nelle seguenti forme: alopecia congenita localizzata o generalizzata, alopecia cicatriziale di varia natura ( post-traumatica, di origine psichica o infettiva ), alopecia acuta diffusa da sostanze tossiche e da medicamenti. Anche se le chiome ricrescono bene solo nel 10-15% dei casi, nel rimanente 85-90% si ha comunque un netto miglioramento della struttura e un rallentamento della caduta. Il minoxidil viene usato in soluzione al 2% nella cura dell’alopecia androgenetica e al 5% per l’alopecia areata o area celsi. Il minoxidil può essere usato per parecchio tempo ( fino a 3 anni ) senza problemi ma alla sua sospensione, gli effetti positivi si mantengono solo per 3-4 mesi. Presenta degli svantaggi:

  • deve essere impiegato per 8 mesi ed oltre

  • la sospensione determina una ripresa del fenomeno

  • tutte le forme di alopecia rispondono favorevolmente

  • deve essere impiegato in quantità controllate

  • può determinare effetti cardiocircolatori ed ipertricosi.

Cortisone


Viene usato per la cura di qualunque tipo di calvizie. Applicato localmente migliora il metabolismo del bulbo rallentando la caduta dei capelli. Non si può usare per lungo tempo a causa dei suoi effetti collaterali.

Ormoni


Vengono utilizzati per il trattamento dell’alopecia androgenetica. Tra i più usati il progesterone e il ciproterone acetato contenuto in alcuni anticoncezionali orali.

Acido retinoico


Viene usato in concentrazione dello 0,05% in associazione con altre sostanze; stimola la crescita dei cheratinociti.

Spironolattone


Farmaco diuretico che agisce contro gli androgeni. Può essere usato in soluzione insieme all’acido retinoico o al progesterone.

Integratori alimentari


Un insufficiente apporto di vitamine e minerali provoca una sofferenza per il bulbo capillifero possono essere utili integratori a base di cisteina, cistina, metionina,
vitamina A e B, minerali.

Lozioni rinforzanti


Una buona lozione deve essere a base di pantenolo, derivati proteici, proteoglicani, glucosaminoglicani, mucopolisaccaridi, vitamine e alcol ( che permette un miglior assorbimento dei vari principi attivi ). Le lozioni vanno applicate a giorni alterni o tutti i giorni per un mese e mezzo o due.

TRATTAMENTI PER LE PATOLOGIE DEI CAPELLI

TRATTAMENTI PER LE PATOLOGIE DEI CAPELLI

Forfora

Per combattere l’eccessiva desquamazione del cuoio capelluto viene usata la biotina o vitamina H disponibile in compresse o sottoforma di creme, emulsioni e lozioni da applicare localmente. Efficaci sono anche gli shampoo contenenti la Keluamide, una sostanza efficace contro la dermatite seborroica, oppure il chetoconazolo, un farmaco antimicotico.

Capelli grassi


Nei casi di seborrea senza forfora non bisogna lavare troppo spesso i capelli, altrimenti si rischia di ottenere l’effetto contrario. Sul cuoio capelluto sono presenti dei recettori specifici che hanno il compito di misurare la quantità di sebo presente. Ogni pelle secerne, attraverso le ghiandole sebacee, una certa quantità di sebo necessaria per la difesa ed il mantenimento del manto idrolipidico naturale. Una untuosità normale, più o meno accentuata a seconda dei tipi di pelle, è quindi indispensabile per la stessa salute della pelle e dei capelli. Utilizzando uno shampoo eccessivamente sgrassante, i recettori inviano al cervello l’informazione che la cute è troppo secca ottenendo, come risposta un’iperproduzione di sebo. Quando le ghiandole sebacee sono aggredite da shampoo troppo sgrassanti, reagiscono, si difendono, secernendo più sebo; a lungo andare si abituano a questa superproduzione. In tale maniera una untuosità che si normalizzerebbe in maniera naturale, con il tempo ed il raggiunto equilibrio ormonale, può diventare stabile; oppure una leggera untuosità nativa, caratteristica propria di ogni individuo, può risultare aggravata. E’ consigliabile quindi una detersione non aggressiva con preparati a base di erbe. I capelli devono essere lavati 2 o 3 volte alla settimana alternando uno shampoo specifico per capelli grassi con uno delicato e protettivo arricchito con vitamine.

Capelli secchi


Sembra che una carenza di ferro sia spesso all’origine di una capigliatura priva di lucentezza e rovinata dalle doppie punte. Anche tinture, permanenti e decolorazioni troppo aggressive posso rovinare i capelli. Se la causa è il ferro ( basta fare un esame del sangue ) la cura consiste nel prendere compresse o bustine di questo metallo o nell’integrare l’alimentazione con cibi ricchi in ferro, con le verdure verdi a foglia larga e la carne. Molto efficaci sono le terapie a base di cisteina ( un componente della cheratina ). Le terapie locali comprendono maschere e impacchi al collagene e al colostro. Per ridurre le doppie punte si possono applicare prodotti contenenti minerali, fattori di protezione solare e sostanze ricoprenti ( olio di silicone ).

Capelli danneggiati dal sole


Per ristrutturare i capelli danneggiati dal sole, dal vento e dalla salsedine vengono usate creme per impacchi e shampoo a base di midollo e placenta. Tra le sostanze naturali anche le vitamine risultano utili, in particolare la vit. E che ha un effetto emolliente in grado di contrastare secchezza e aridità. Molto importante è ripristinare l’equilibrio dell’organismo tramite l’alimentazione. Per rinvigorire e addolcire i capelli è importante innanzitutto aumentare la presenza di proteine nell’organismo ( sostanze presenti negli alimenti come per esempio la carne ). Un aminoacido indispensabile per la produzione della cheratina ( sostanza di cui è principalmente costituito il capello ) è la cistina. Per reintegrare la dieta con concentrazioni più alte di quelle presenti nei cibi, esistono gli integratori alimentari; un mese di cura è sufficiente a ripristinare la cistina mancante. Il caldo estivo, ( attraverso la sudorazione ) fa perdere molti sali minerali che danno tono al capello. Una buona cura a base di integratori minerali, in particolare con zinco, rame e calcio aiuterà a dare più volume e vigore alla pettinatura. Lo zinco e il rame sono contenuti in tutte le verdure a foglia verde e il calcio si trova nei latticini e nei formaggi soprattutto nel parmigiano reggiano e nel grana padano. I capelli hanno normalmente bisogno di ricevere attraverso la circolazione sanguigna sostanze nutrienti. La dieta deve essere ricca di vitamine, proteine e minerali.

Elenco di alcuni cibi che li contengono.


• Vitamina B: formaggi, lievito di birra, cereali
• Vitamina A: carote, albicocche, tuorlo d’uovo, zucca, peperoni
• Vitamina C: fegato, carote, spinaci, formaggi, pesci, fragole, prezzemolo, agrumi
• Magnesio: legumi, noci, latte e suoi derivati
• Ferro: uova, fegato, vegetali a foglia verde scuro
• Zinco: fegato, frutti di mare
• Selenio: pesce, pollame, carne, cereali.

Shampoo delicati – Norme per l’uso

L’attività detergente di ogni shampoo è esercitata dal tensioattivo, che ha la proprietà di ” legarsi ” sia con l’acqua che con lo sporco. Il rischio che si corre è che si ” leghi ” troppo, cioè aggredisca la struttura stessa del capello. L’ideale è che si limiti ad asportare l’eccesso di sebo, lasciandone comunque sempre una piccola quantità sul cuoio capelluto: così viene evitato il cosiddetto effetto
rebound, per il quale la ghiandola sebacea, troppo spogliata del suo grasso necessario, ne produce sempre di più. Questo rischio non si corre utilizzando shampoo con tensioattivi non ionici, anionici e anfoteri che hanno poteri detergenti molto blandi. Al tensioattivo presente nello shampoo, si accompagna un gran numero di sostanze, come proteine, vitamine ecc.; sono queste a diversificare un detergente dall’altro. Ci sono delle regole da non trascurare:

  • La frequenza dei lavaggi deve dipendere dalla velocità con cui si sporcano i capelli

  • Il lavaggio deve essere sempre unico; non serve a nulla farselo due volte di seguito poiché è dannoso

  • Lo shampoo va sempre usato diluito in un bicchiere d’acqua in modo da evitare l’effetto aggressivo diretto

  • Sono preferibili i detergenti che fanno poca schiuma poiché sono i più delicati e dunque i meno dannosi

  • Il capello bagnato è più vulnerabile ai fenomeni della trazione, quindi non andrebbe mai pettinato in questa condizione ma solo dopo averlo parzialmente asciugato

  • Il caldo elevato nuoce ai capelli quindi l’utilizzo del phon va usato al minimo indispensabile.

CICLO DEL PELO

CICLO DEL PELO

I follicoli piliferi, a livello del cuoio capelluto, hanno la loro prima comparsa intorno al 4° mese di vita fetale. Morfologicamente, dopo la nascita, si distinguono due tipi di peli: i peli del vello, prodotti dai follicoli del vello, e i peli terminali, prodotti dai follicoli terminali. I peli del vello, o peli folletto, sono sottili, corti ( generalmente < 2 cm ), non pigmentati, privi di midollo, e ricoprono tutte le regioni corporee apparentemente glabre. I peli terminali sono lunghi, spessi, pigmentati e provvisti di midollo; sono presenti fin dalla nascita a livello del cuoio capelluto, delle sopracciglia e delle ciglia, mentre compaiono dopo la pubertà a livello della barba, delle ascelle, del pube e del tronco. I follicoli terminali e i follicoli del vello non sono entità distinte sotto il profilo anatomico in quanto lo stesso follicolo può , nel corso della vita, trasformarsi da follicolo terminale a follicolo del vello e viceversa. Questa trasformazione , di cui sono principalmente responsabili gli ormoni androgeni, avviene sia in condizioni fisiologiche che in situazioni patologiche.

La lunghezza dei peli terminali varia a seconda delle diverse aree corporee: i peli delle ciglia e delle sopracciglia raggiungono una lunghezza massima di 2-3 cm, mentre i capelli possono raggiungere anche lunghezze superiori al metro. Tutti i follicoli piliferi hanno un’attività ciclica caratterizzata dall’alternanza di periodi di attività, durante i quali producono il pelo, e periodi di riposo. Nell’uomo l’attività di ciascun follicolo è indipendente da quella dei follicoli vicini.

Il ciclo follicolare consta di tre fasi:

anagen o di crescita

• catagen o di involuzione

• telogen o di riposo


La fase di crescita o anagen è la fase più lunga del ciclo follicolare; a seconda delle diverse regioni corporee la durata può variare da meno di 1 mese ad oltre 7 anni. A livello del cuoio capelluto generalmente si protrae da 2 a 7 anni , con l’invecchiamento si accorcia e i capelli divengono più corti e sottili. Nel cuoio capelluto i capelli crescono circa 0,4 mm al giorno. Il follicolo pilifero nella fase anagen è uno dei tessuti metabolicamente più attivi dell’organismo, le cellule della matrice del follicolo hanno un tempo di replicazione di 24-48 ore: qualsiasi evento in grado di interferire positivamente o negativamente sul metabolismo cellulare provoca ripercussioni evidenti sulla crescita del pelo. Il follicolo in anagen si estende fino al tessuto sottocutaneo ed è costituito dal pelo e dalle sue guaine.

La fase catagen o di involuzione è una fase transitoria e breve del ciclo follicolare. Durante questa fase, della durata di 7-21 giorni, il follicolo interrompe l’attività mitotica e va incontro a quei processi involutivi che preludono alla successiva fase di riposo o telogen. Il follicolo inizia la risalita dal punto di massima profondità a cui era giunto nell’anagen lasciandosi dietro papilla, vasi e nervi. La fase di catagen ha solo importanza morfologica, mentre dal punto di vista funzionale non è altro che il completamento della fase anagen ed è caratterizzato dall’arresto della mitosi.

Il telogen corrisponde alla fase di riposo sia mitotico che differenziativo. Durante questa fase viene completata la risalita dove il follicolo è ridotto ad una piccola clava completamente cheratinizzata appena al di sotto dell’epidermide. La persistenza del fusto per 100 giorni è giustificata soltanto dalla necessità di permettere al pelo successivo di apparire in superficie senza lasciare spazi temporali durante i quali la pelle appaia glabra. Durante la fase di telogen, si è andato sviluppando nello stesso follicolo, utilizzando lo stesso canale preferenziale di discesa, un nuovo anagen, che sarà completo al momento della caduta del precedente telogen.

La perdita dei capelli non riguarda più soltanto gli uomini ma anche le donne. Il numero complessivo dei capelli che popolano la nostra testa è di circa 130 mila negli uomini e 150 mila nelle donne. Fisiologicamente ciascuno giornalmente perde da 80 a 100 capelli, comunque i capelli che cadono vengono sostituiti man mano da altri nuovi. Fa parte della loro vita che inizia con la crescita ( anagen ) al ritmo di 1 centimetro – 1 centimetro e mezzo al mese, Entra poi in una fase di stasi evolutiva ( catagen ), corrispondente ad un rallentamento dell’attività del follicolo pilifero e termina con la caduta ( telogen ). I problemi iniziano quando si comincia ad andare in passivo, perché i capelli caduti non vengono tutti rimpiazzati. E’ quello che accade, ad una certa età, a moltissimi uomini anche se da qualche tempo la calvizie sta colpendo anche le donne. Non esistono farmaci o lozioni miracolose che facciano ricrescere la capigliatura, i capelli vanno curati quando sono sani per rimandare il più possibile la caduta. Quando ci si accorge di perdere troppi capelli e che quelli ancora attaccati diventano sottili, è bene rivolgersi subito ad un dermatologo, sarà lui a stabilire le cause esatte della caduta e a consigliare la terapia più idonea. Diffidate dai centri privati che promettono miracoli e di chi dichiara di essere un tricologo ( esperto di malattie dei capelli ) poiché non esiste in Italia una scuola di specializzazione in tricologia. L’unico specialista è il medico dermatologo. Secondo i casi, lo specialista può consigliare uno degli esami specifici per capire come stanno i capelli.

L’ALOPECIA

L’ALOPECIA

Per alopecia si intende la mancanza totale o parziale, diffusa o circoscritta, dei capelli o dei peli. Le cause e le forme di alopecia sono numerosissime:

Alopecia areata
E’ una malattia molto frequente a predisposizione genetica caratterizzata dalla perdita dei capelli. E’ denunciata da chiazze circolari, a limiti netti e con tendenza ad allargarsi in senso centrifugo, di pochi centimetri di diametro, completamente prive di capelli o di peli. La zona più colpita è la regione parietale. Una volta formatesi, le chiazze alopeciche possono mostrare una superficie rugosa, per la presenza di papule follicolari ipercheratosiche o apparire lisce ed untuose, assumendo un aspetto atrofico. In base all’estensione clinica l’alopecia areata può essere distinta in: alopecia areata in chiazze singole o multiple, alopecia areata che coinvolge tutto il cuoio capelluto ( alopecia totale ) e alopecia areata che interessa tutti i peli del corpo ( alopecia universale ). Ai margini delle chiazze in fase di attività si possono notare dei corti peli sottili ” peli a punto esclamativo “. Sono peli corti, tronchi a circa 3 mm dall’ostio follicolare, con diametro e colore che si riducono progressivamente. Questi peli, che cadono in circa 1-2 settimane, sono il risultato di un’alterazione transitoria nel processo di cheratinizzazione del follicolo. Un altro segno clinico, caratteristico delle forme gravi di alopecia areata è il “pelo cadaverizzato “. Questo appare ad occhio nudo come un piccolo punto nero sulla cute alopecica. Il pelo cadaverizzato non supera generalmente l’ostio follicolare ed è macroscopicamente iperpigmentato, grosso e facilmente estraibile. Talvolta, soprattutto nelle forme acute, a livello del cuoio capelluto alopecico possono essere presenti delle follicoliti. L’evento patogeno provoca la caduta di capelli e colpisce i follicoli in fase anagen, che è la fase più vulnerabile del ciclo, mentre risparmia i follicoli in fase telogen. Nell’alopecia areata si osserva una profonda alterazione della dinamica del ciclo follicolare, senza che il follicolo sia danneggiato in modo permanente: i follicoli colpiti dalla malattia mantengono l’attività ciclica senza però riuscire a completare la loro fase di crescita. Non sempre però la presentazione clinica dell’alopecia areata è tipica: la malattia può infatti esordire con il quadro di un diradamento diffuso che fa pensare ad un telogen effluvium. Questa modalità di esordio può porre seri problemi di diagnosi differenziale. L’ alopecia areata ha un corso non prevedibile, bizzarro e recidivante. Può persistere solo per un breve periodo di tempo e i capelli ricrescono spontaneamente, oppure può durare per molti anni con alcune ricrescite e ricadute sempre più gravi o può progredire fino alla totale caduta dei capelli. A volte, mentre i capelli ricrescono a livello di una chiazza, nuove chiazze si formano in altre sedi. La prognosi è condizionata dall’età di insorgenza, la familiarità, l’area del corpo coinvolta, la durata, la contemporanea presenza di dermatiti atopiche o di malattie autoimmuni e la risposta a precedenti trattamenti. Teoricamente i capelli possono ricrescere sempre, infatti, i follicoli piliferi non sono atrofici. Le piccole chiazze vengono rimpiazzate nel giro di qualche mese, mentre le aree più diffuse a volte richiedono anni per essere ricoperte definitivamente. Le cause non sono note, si ipotizza che il fenomeno sia determinato da un fattore immunologico ed emozionale non ancora identificato ma frequente nelle persone ansiose. Le malattie a presunta o certa patogenesi autoimmune che più frequentemente si associano all’alopecia areata sono: la tiroidite di Hashimoto, la vitiligine, il diabete mellito tipo I, il morbo di Addison, l’anemia emolitica autoimmune e la gastrite cronica atrofica.

Alopecia androgenetica
E’ la più frequente affezione del cuoio capelluto. Nell’alopecia androgenetica, per effetto degli ormoni androgeni, i capelli si trasformano in peli via via più sottili e più corti. Questa progressiva trasformazione ( miniaturizzazione ) dei capelli è conseguenza di un analogo processo di rimpicciolimento a carico dei follicoli piliferi. Infatti i follicoli terminali diventano progressivamente più piccoli e superficiali fino ad assomigliare ai follicoli del vello. Questi producono peli piccoli e sottili proporzionali alle loro dimensioni. Dato che nell’alopecia androgenetica non tutti i follicoli sono contemporaneamente colpiti, e che la miniaturizzazione è un processo graduale, che richiede numerosi cicli follicolari, clinicamente, nelle zone alopeciche sono contemporaneamente presenti capelli normali, corrispondenti a follicoli non colpiti, capelli più corti, sottili e poco pigmentati, derivati da follicoli che stanno subendo il processo di miniaturizzazione. La progressiva miniaturizzazione follicolare è conseguenza dell’effetto degli ormoni androgeni sul follicolo, in particolare del deidrotestosterone che viene attivamente prodotto a livello follicolare dall’enzima 5α-reduttasi di tipo 2. l’attività di questo enzima è molto più elevata nei soggetti di sesso maschile che non in quelli di sesso femminile. Nella donna l’alopecia androgenetica può invece essere talvolta un segno clinico di iperandrogenismo. L’alopecia androgenetica colpisce selettivamente i follicoli delle regioni frontale, temporale e del vertice, mentre risparmia tipicamente la regione occipitale e parietale. La miniaturizzazione si accompagna ad una progressiva riduzione della durata della fase di anagen o di crescita del follicolo. I capelli in via di miniaturizzazione diventano man mano più corti proprio perché la loro fase di crescita è più breve. La ridotta durata dell’anagen ha 3 dirette conseguenze:
1. nel cuoio capelluto vi è un numero aumentato di follicoli in telogen
2. i capelli che entrano in telogen e quindi cadono sono di lunghezza sempre minore
3. i follicoli più colpiti dalla malattia hanno cicli sempre più sincronizzati. La sincronizzazione del ciclo fa sì che i soggetti con alopecia androgenetica siano più predisposti dei soggetti normali ad un telogen effluvium.
I follicoli colpiti da alopecia andrgenetica non solo presentano un’anagen di durata ridotta, ma presentano anche una durata della loro fase di riposo allungata, e quindi rientrano in anagen più tardivamente rispetto ai follicoli normali. Questo allungamento della fase di riposo fa sì che il follicolo rimanga per un periodo di tempo vuoto, in quanto il pelo in telogen è già stato eliminato e il nuovo pelo in anagen non è ancora stato prodotto. Questo ritardo della ripresa dell’anagen fa sì che, oltre alla miniaturizzazione, vi sia una reale diminuzione del numero totale dei capelli visibili. Questo fenomeno diviene via via più evidente con il progredire della malattia. La malattia può presentarsi con un esordio acuto, che in genere coincide con un episodio di telogen effluvium, o esordire in modo lento e graduale, tanto che il paziente non sa collegare la comparsa della malattia ad una data ben precisa.

Alopecia androgenetica maschile
Difficilmente si verifica una perdita improvvisa ed abbondante del capello, ma si denuncia con una perdita lenta e subdola. Generalmente, dopo il normale effluvio legato al ciclo fisiologico del capello, questo ricresce più sottile fino a diventare peluria e, ad un certo punto, a non ricrescere più. Non si osserva quindi una caduta abbondante ma, avanzando negli anni si hanno sempre meno capelli. Le cause sono genetiche, viene ereditata la predisposizione di un certo numero di follicoli pilo-sebacei a rispondere in maniera anomala ad uno stimolo ormonale del tutto fisiologico ( quello del testosterone ); ovvero da un lato la ghiandola sebacea produce più grasso del dovuto e, dall’altro, il follicolo pilifero per conseguenza dà vita ad un capello sempre più sottile. Certamente altri fattori sono implicati nel fenomeno. Non tutti i soggetti affetti arrivano necessariamente alla calvizie totale, ma le zone che ne sono colpite si diradano fino a pelarsi del tutto. La perdita inizia nelle zone fronto-temporali e prosegue sul vertice del capo; poiché i follicoli si atrofizzano, i capelli non ricresceranno più anche se esiste la possibilità di rallentare o fermare il fenomeno se il follicolo non risulta ancora atrofico mediante l’impiego di farmaci ad attività neotricogenetica, cioè stimolatori della ricrescita.

Alopecia androgenetica femminile
L’alopecia androgenetica femminile non solo aumenta di frequenza dopo la menopausa ma in questa fase della vita, presenta anche caratteristiche cliniche peculiari. Ha lo stesso inizio di quella maschile, talvolta ad avviarla possono essere eventi come il parto, con un effluvio a cui non segue un’adeguata ricrescita. I periodi critici per la donna sono: quello post-partum, quello in cui gli ormoni raggiungono la maturità, quello della menopausa. Le cause sono spesso genetiche ma deve comunque essere sempre oggetto di indagini cliniche poiché questo tipo di caduta può essere dovuta ad un vero e proprio disturbo ormonale oppure da un’affezione della tiroide. La malattia causa un diradamento uniforme in tutta la parte alta del cuoio capelluto e può essere rallentato o fermato mediante l’impiego di farmaci ad attività neotricogenetica avendo cura di non portare il follicolo ad uno stadio di atrofia. Si distinguono 3 varietà cliniche principali di alopecia androgenetica femminile:

  • Il tipo “ centrale diffuso “, caratterizzato da un diradamento uniforme dei capelli della sommità del capo, con mantenimento di una normale attaccatura frontale.

  • Il tipo “ ad albero di natale “ caratterizzato da un diradamento più accentuato in corrispondenza dell’attaccatura frontale.

  • Il tipo con diradamento temporale.

Vi sono molteplici fattori che contribuiscono alla caduta dei capelli nelle donne in menopausa.

  • La predisposizione genetica

  • L’invecchiamento biologico

  • Le abitudini di vita ( il fumo, le diete dimagranti, la dieta carente di vitamine e di fattori antiossidanti, l’abuso di alcool, alcune terapie farmacologiche favoriscono la caduta dei capelli e quindi sono importanti fattori aggravanti ).

  • La carenza di estrogeni.
    A differenza degli uomini, nel trattamento dell’alopecia androgenetica femminile è possibile l’impiego di ormoni per bocca dall’effetto antiandrogeno, cioè capaci di controbattere la quota di testosterone responsabile della caduta dei capelli.

Alopecia cicatriziale

Diverse affezioni possono provocare la distruzione definitiva dei follicoli piliferi e quindi un’alopecia cicatriziale. Le manifestazioni cliniche sono correlate al numero e alla distribuzione dei follicoli interessati; pertanto si può avere una calvizie diffusa oppure manifestazioni cliniche non evidenti.

Defluvium post-partum
Ha inizio 12-15 settimane dopo il parto, la perdita è spesso associata a un aumento della seborrea. Prima di regredire il fenomeno si prolunga per circa 3-4 mesi. Le cause sono ormonali, infatti durante la gravidanza l’organismo produce ormoni antiandrogeni, che, collateralmente proteggono il capello dalla caduta ( infatti se ne perdono pochissimi ). Dopo il parto, si ha un brusco ritorno allo stato fisiologico ormonale con la scomparsa di questi antiandrogeni e quindi si ha la perdita di tutti quei capelli che non si sono persi durante la gravidanza. Il diradamento spesso è visibile e la ricrescita si ha sempre nel corso della prima gravidanza mentre nelle gravidanze successive si può verificare la non ricrescita di tutti i capelli, specialmente nelle donne che hanno una tendenza costituzionale a sviluppare questa malattia. Teoricamente i trattamenti non sarebbero necessari dato che la regressione del fenomeno è spontanea, ma in alcuni casi la ricrescita può essere aiutata grazie all’integrazione di minerali.

Effluvio stagionale
Inizia repentinamente e all’improvviso in primavera o in autunno. La quantità di capelli coinvolti con i lavaggi e la pettinatura dipende dal numero presente in ogni singolo individuo ( dai 100-120 quotidiani ). Anche la durata dell’effluvio varia da individuo a individuo ( in media circa due mesi ) dopo di che i capelli iniziano a ricomparire. Le cause non sono del tutto note, sembra che questo fenomeno sia legato ad un meccanismo di adattamento umano ai cambiamenti nelle condizioni ambientali. Teoricamente non sarebbero necessari trattamenti, ma per un più rapido ripristino delle condizioni fisiologiche ideali, si può intraprendere una cura con prodotti in fiale.

Telogen effluvium
Inizia repentinamente coinvolgendo centinaia di capelli quotidianamente. Oltre ai capelli che se ne vanno con i lavaggi e la pettinatura, ne rimangono moltissimi tra le dita anche esercitando una semplice trazione su di essi. Il telogen effluvium può essere conseguenza di tre diverse situazioni:

  • Interruzione del ciclo follicolare con brusco passaggio del follicolo dalla fase di crescita alla fase di riposo

  • Sincronizzazione del ciclo follicolare per prolungamento dell’anagen.

  • Il telogen effluvium compare quando le condizioni che prolungavano l’anagen vengono meno e tutti i follicoli in anagen prolungato entrano contemporaneamente in riposo.

  • Sincronizzazione del ciclo per diminuita durata dell’anagen.

  • L’accorciamento della fase anagen fa sì che il ciclo follicolare sia molto più breve e che il numero dei follicoli che entra in riposo sia superiore alla norma.

Il fenomeno può essere causato da stress fisico, gravi malattie febbrili, ipotiroidismo, emorragie, uso di farmaci potenti e ha luogo generalmente dopo 2-3 mesi dall’evento stressante. Quasi sempre si ha un diradamento visibile in particolare nella sede fronto-temporale. I capelli ricrescono, se si adottano provvedimenti opportuni , a distanza di circa 3 mesi dall’inizio della caduta. Risolta la causa scatenante si adotta la giusta terapia di supporto a base di fiale di tricosaccaride ( sostanza ad azione nutriente dell’unità pilo-sebacea ) e di retinolo di cetile ( sostanza che stimola la microcircolazione locale, inibisce la secrezione sebacea e facilita la desquamazione).

Anagen effluvium
Il termine anagen effluvium viene usato per indicare la caduta del pelo che si verifica nell’alopecia areata. In questa sindrome i capelli, che crescono poco e raramente, si staccano a ciuffi con grande facilità e possono lasciare aree glabre. I capelli non sono fragili né vi sono altre anomalie. All’esame microscopico i peli appaiono come anagen, malformati senza guaina esterna, ma non distrofici. Inizia repentinamente producendo perdite di capelli maggiori rispetto al telogen effluvium. Il fenomeno può essere causato da eventi molto stressanti quali avvelenamenti, uso di farmaci estremi, fortissimi rialzi termici, chemioterapia.

Effluvio menopausale
Il fenomeno ha inizio lentamente alcuni mesi prima della menopausa per aver termine anni dopo l’evento, durante il quale si ha una caduta del tasso degli ormoni femminili ( estrogeni ) con un aumento relativo di quelli maschili. Spesso si ha diradamento soprattutto nelle donne geneticamente predisposte. Difficilmente i capelli ricrescono poiché si ha un atrofia del follicolo. Per l’arresto del processo del diradamento è valido lo stesso trattamento tentato nell’alopecia androgenetica.

AFFEZIONI DEL CUOIO CAPELLUTO

AFFEZIONI DEL CUOIO CAPELLUTO

Oltre l’alopecia, esistono numerose patologie che colpiscono il cuoio capelluto. Tra queste le più frequenti sono:

Dermatite seborroica
E’ una dermatite eritemato-desquamativa ad andamento cronico recidivante, caratterizzata da lesioni eritematose ricoperte da squame di aspetto untuoso. E’ leggermente più frequente in individui di sesso maschile e in soggetti con seborrea. Predilige due fasce d’età: quella neonatale ( entro i primi tre mesi di vita ) e quella tra i 18 e i 40 anni. La secrezione sebacea gioca un ruolo importante nell’insorgenza della dermatite seborroica. Il Pityrosporum ovale sarebbe responsabile delle manifestazioni infiammatorie della malattia. Gli stress emotivi, i fattori climatici ( maggior incidenza in inverno e in clima umido ), le turbe nutrizionali ( alcoolismo ), l’immunodepressione, ecc. sembrano essere condizioni favorenti lo sviluppo della dermatite seborroica in soggetti predisposti. Si manifesta caratteristicamente all’attaccatura dei capelli con la formazione di un orletto eritemato-squamoso di 1-2 cm. Inoltre può colpire anche le sopracciglie, il solco naso-labiale e la zona toracica.

Pitiriasi sicca
Più comunemente conosciuta come forfora. E’ caratterizzata da squame secche, sottili, di forma lamellare e di colorito grigio argenteo, più o meno aderenti al cuoio capelluto. Esse si osservano soprattutto nelle zone vicine al vertice e temporo-parietali. Possono essere limitate a chiazze di varie dimensioni o colpire l’intero capillizio. Il cuoio capelluto dei soggetti affetti dimostra una facile irritabilità, che determina spesso il grattamento a cui consegue l’evidenziazione delle squamette furfuracee, la cui grandezza è comunque variabile da soggetto a soggetto. La sua gravità può variare sia in seguito a stimoli ambientali (migliora durante la stagione estiva ) sia per il mutare delle condizioni fisiologiche dell’individuo. Infatti soprattutto lo stress, può notevolmente aggravarla.

Dermatite seborroica infantile
Insorge entro le prime 2-8 settimane di vita ed interessa il cuoio capelluto, il volto, l’area del pannolino, le ascelle e la regione periombelicale. Le regioni fronto-parietali e il vertice sono ricoperti da squamo-croste untuose, giallo-brunastre, larghe e spesse ( crosta lattea ), che tendono ad estendersi alle regioni retroauricolari, al volto e al collo. Regredisce generalmente spontaneamente in 3-4 settimane.

Psoriasi
Tutto il cuoio capelluto può essere diffusamente interessato da una calotta eritemato-squamosa costituita da squame bianco-argentee ben adese e spesse. In alcuni casi la malattia si manifesta con una desquamazione furfuracea. La psoriasi del cuoio capelluto generalmente non crea problemi ai capelli.

TineaCapitis
Le infezioni dermatofitiche dei capelli sono causate dai miceti. Il contagio dell’infezione può essere interumano, può conseguire al contatto con animali infetti o col terreno. Sono comuni nei bambini e di raro riscontro negli adulti. In base alle modalità di parassitamento del pelo, si distinguono diverse varietà cliniche di tinea capitis, comunque la diagnosi deve essere sempre confermata dall’identificazione e dall’isolamento dai peli affetti, del dermatofita responsabile.

Tinea microsporica
E’ caratterizzata da una o più chiazze alopeciche, finemente desquamanti, a livello delle quali i peli appaiono tronchi a 4-5 mm dall’ostio follicolare. E’ frequente in Italia nell’età scolare ed è sostenuta quasi esclusivamente dal Microsporum canis. Si risolve spontaneamente alla pubertà.

Tinea tricofitica
E’ caratterizzata da numerose chiazze alopeciche rotondeggianti, desquamanti che presentano peli tronchi a livello dell’ostio follicolare. E’ rara in Italia ed è sostenuta più frequentemente da Trychophyton violaceum.

Tinea favosa
E’ caratterizzata da una lesione elementare patognomonica, lo scutulo, formazione rotondeggiante, a forma di scodellina, costituita da spore e ife miceliali, peli tronchi, pus e materiale corneo. Lo scutulo, di colorito giallastro, emana un caratteristico odore di urina di topo. Le lesioni sono multiple e se asportate mettono a nudo una superficie erosa sanguinante. E’ causa di alopecia cicatriziale, è eccezionale in Italia ed è sostenuta da Trichophyton schoenleinii.

Tinea suppurativa
E’ causata da dermatofiti zoofili ( Trichophyton mentagrophytes, Trichophyton verrucosum, Microsporum gypseum ). Colpisce i bambini al cuoio capelluto e i maschi adulti nella regione della barba. La micosi esordisce con una o più lesioni eritemato-desquamative, che nel giro di qualche giorno vanno incontro ad una evoluzione suppurativa.